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La militarizzazione dell’imperialismo europeo

Dov’è la sinistra?

di Fosco Giannini

direttore di “Cumpanis

Se si affacciasse sulla finestra del mondo un grande e inedito soggetto imperialista caratterizzato dalla ricerca di una nuova accumulazione capitalistica basata sia sullo sfruttamento intensivo della propria classe lavoratrice complessiva interna che sulla distruzione generale del welfare, progetti volti ad un abbattimento del costo del lavoro e delle merci in funzione della conquista dei mercati mondiali in concorrenza con gli altri poli imperialisti mondiali storici e se questo nuovo soggetto  imperialista dalla politica internazionale aggressiva e reazionaria intendesse dotarsi di un potente esercito, come valuterebbero tutto ciò le forze comuniste, di sinistra, il movimento per la pace di quell’area mondiale neo imperialista? È lecito pensare che queste forze si opporrebbero a tale disegno militarista, che lancerebbero l’allarme, tentando di dare coscienza alle masse e mobilitandole in senso antimilitarista e antimperialista.

Il nuovo e inedito soggetto imperialista mondiale in avanzato stato di costruzione è l’Unione europea, che va accelerando e circostanziando il progetto di costruzione di un proprio, grande, esercito al servizio di un disegno di espansione economica e politica consustanziale alla propria natura imperialista.

Se questo è, e così è poiché lo attestano i fatti, perché le forze comuniste, di sinistra, pacifiste dell’Ue non lanciano l’adeguato allarme, non “avvertono” le masse, perché non le mobilitano contro i nuovi pericoli di riarmo e di guerre? Perché non denunciano l’immenso spostamento di risorse economiche europee verso il militare e a discapito del sociale?

La possibile risposta sta in un drammatico equivoco di base, che persino alcune aree interne alle forze comuniste italiane vivono. L’equivoco prende forma dal giudizio stesso che queste forze danno sull’Ue, non considerata, come essa è, un polo imperialista in costruzione, ma “la positiva unità degli stati e dei popoli europei”, da riformare nelle proprie pulsioni liberiste e antidemocratiche, ma da accettare nel proprio e “storicamente immodificabile” processo unitario sovranazionale. Con l’aggiunta, spesso proveniente proprio da alcune aree comuniste e di sinistra, di un’analisi accessoria e dotata di una colpa imperdonabile: la costruzione dell’Ue, come nuovo polo economico, politico e militare, fungerebbe da “contraltare” all’imperialismo USA. Un’analisi accessoria che, pur partendo giustamente dall’individuazione del “male maggiore” da combattere (l’imperialismo USA), sfocia in modo contraddittorio sia nella rimozione della natura imperialista e antioperaia dell’Ue che nella negazione  di quelle contraddizioni interimperialistiche tra USA e Ue che già spingono la stessa Ue ad accelerare le proprie politiche di spoliazione della classe lavoratrice complessiva interna, nell’acutizzazione delle proprie politiche sociali in senso iperliberista, nell’abbattimento dei diritti e delle stesse forme democratiche e istituzionali liberal borghesi, nel pieno rilancio delle proprie politiche colonialiste storiche  e, appunto, nel progetto di un grande riarmo in senso imperialista. Alla fine dei conti, la motivazione di coloro che, anche tra alcuni comunisti e a sinistra, accettano l’Ue come “contraltare dell’imperialismo USA”, altro non appare che come una sorta di compensazione (dall’inquietante sapore ipocrita) per l’accettazione supina e subordinata dell’imperialismo dell’Ue. Una posizione filistea che sembra affondare le proprie radici sia nell’incapacità di gran parte del movimento socialista europeo della Seconda Internazionale che precede la Prima Guerra Mondiale di comprendere l’essenza della guerra imperialista, che, in Italia, nell’elaborazione e nello spirito, purtroppo egemone, del Manifesto di Ventotene di Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi, che proprio in relazione all’esercito europeo, scrivevano: “Occorre costituire un saldo stato federale, il quale disponga di una forza armata europea al posto degli eserciti nazionali”. Esercito sovranazionale facente parte del “sogno europeista” dei padri fondatori di Ventotene, sogno che si basava anche sulla Difesa europea come “l’unica garanzia di autonomia dalle potenze totalitarie”. Tra le quali innanzitutto l’URSS. E il comunismo. E l’antimperialismo.

Non riapriamo a freddo e a caso la discussione sull’esercito europeo e, dunque, sulla natura imperialista dell’Ue, ma la riapriamo in coincidenza dell’inizio – lo scorso primo luglio - della presidenza di turno tedesca dell’Ue, una presidenza che ha immediatamente accelerato il progetto di militarizzazione sovranazionale e che questo progetto sosterrà per tutto il semestre in cui essa resterà in carica.

Il progetto di militarizzazione sta ora prendendo corpo e forza attraverso l’asse Germania-Francia: dopo gli innumerevoli contatti avvenuti tra la Merkel e Macron già nei primi mesi del 2020, è proprio negli incontri europei di luglio, a Bruxelles, per il Recovery Fund, che lo strappo organizzativo in avanti per la costruzione dell’esercito europeo è stato attuato, sfociando nel documento finale firmato all’alba del 21 luglio dai leader europei. In tale documento, lo stesso dei “prestiti” dell’Ue ai vari Paesi dell’Unione, si è materializzata la nuova, inedita, voce di bilancio – 3 miliardi di euro per la Difesa e 13 miliardi “per lo spazio”, terminologia apparentemente neutra che nasconde il grande impegno dell’Ue per lo sviluppo militare anche attraverso lo spazio – per  le spese militari dell’Ue (e il fatto che nessuna forza politica, anche comunista e di sinistra, in Italia, si sia soffermata su questa voce e l’ abbia criticata, la dice lunga sulla sostanziale e generale sottovalutazione della questione militare che invece va segnando di sé la nuova natura imperialista dell’Ue).

Attraverso la spinta verso l’esercito europeo proveniente dalla presidenza di turno tedesca dell’Ue, l’asse militare franco-tedesco ha preso in quest’ultima fase grande vigore, sino ad imporre il proprio disegno militare all’interno del documento del Recovery Fund. E una prima questione va rimarcata: dal 2014 al 2017 il gruppo di Paesi europei che spingeva per la messa in campo dell’esercito sovranazionale era composto da Francia, Germania, Spagna e Italia, con un’Italia protagonista. Protagonista sino al punto che nel summit sull’esercito europeo di Bratislava del settembre 2016 era stata l’allora “Alto rappresentante per la politica estera e di difesa dell’Ue” Federica Mogherini (“renziana”, ma che agiva a nome di tutto il PD) a presentare, assieme al ministro della Difesa del governo italiano, Roberta Pinotti (sempre del PD!) e fortemente sostenuta dall’allora ministro tedesco alla Difesa, Ursula von der Leyen. e dal ministro della Difesa francese, Jran-Yves Le Drian, un piano dettagliato di costruzione dell’esercito europeo. Ciò che dunque va registrato è che nel giro di pochi anni (dal 2017 ad oggi) la guida della costruzione dell’esercito europeo è passata totalmente all’asse franco-tedesco, con i protagonisti precedenti (Spagna e Italia) abbandonati per strada, a dimostrazione di una selezione imperialista volta alla costruzione di una gerarchia di comando che vede in testa le forze imperialiste europee storicamente più forti e importanti. Con gli altri soggetti economici e statuali ricollocati nelle sfere tradizionalmente inferiori. Una nuova gerarchia come proiezione e risultato delle lotte interimperialistiche in atto tra i grandi gruppi industriali a produzione bellica (o anche bellica) europei per l’accaparramento delle produzioni militari per l’Ue (e per i mercati mondiali). Una guerra economica dal senso strategico segnata dal progetto dei grandi gruppi a produzione bellica francesi e tedeschi (tra cui il colosso francese Dassault, la componente militare di Airbus in cui enorme è il peso tedesco, il gruppo tedesco Rheinmetall e Knds, la joint venture tra il tedesco Krauss Maffei Wegmann e Nexter francese), progetto, per rimanere all’industria bellica italiana, volto a restringere il più possibile i mercati militari alle grandi aziende Leonardo, Fincantieri e Fiat. Esempi di tale lotta stanno materializzandosi proprio in questa fase sotto i nostri occhi (o meglio, solo sotto gli occhi di vuole vedere): Leonardo è fortemente impegnata nella costruzione del supercaccia bombardiere “Tempest”, rivale dell’“Airbus fighter Fcas” franco-tedesco; la stessa Leonardo sta avviando un’alleanza con le industrie militari spagnole, austriache polacche per la costruzione del nuovo carro armato del futuro “tank”, in palese concorrenza con i progetti  del nuovo carro armato “europanzer” franco-tedesco. Da tutto ciò, da questa nuova competizione e contraddizione interimperialistica europea proviene la base materiale dell’emarginazione, da parte dell’asse franco-tedesco, della Spagna e dell’Italia nel progetto dell’Ue diretto alla costruzione dell’esercito europeo. Un’emarginazione che anch’essa parla chiaro in relazione alla nuova, complessa, natura imperialista dell’Ue stessa.

Ma che cosa conteneva (contiene), in relazione alle questioni militari, il documento licenziato da tutti gli esponenti dei governi Ue a Bruxelles il 21 luglio scorso, dal nome Recovery Fund, passato alle cronache solo come documento economico, a maggior riprova della segretezza con cui avviene la costruzione dell’esercito europeo e a riprova del colpevolissimo disinteresse generale, anche a sinistra, di tale drammatica costruzione?

Abbiamo già ricordato che le spese militari dell’Ue inserite nel budget generale sono di 3 miliardi di euro per la Difesa europea, alle quali spese vanno aggiunti:

• 1,5 miliardi per la “mobilità militare”, il progetto volto allo spostamento delle forze armate europee nei vari Paesi europei, nel chiaro obiettivo (chiaro per i comandi militari dell’Ue, ma ancora certamente non chiaro alle forze della sinistra europea, comprese alcune aree comuniste, seppur, fortunatamente, non maggioritarie) di esautorare progressivamente, attraverso una presenza militare sovranazionale di carattere imperialista, i poteri, i governi e le Forze Armate nazionali;

• 5 miliardi per finanziare le cosiddette “missioni internazionali di sicurezza e di difesa comune”, cioè gli impegni bellici prettamente neocolonialisti e neoimperialisti dell’Ue;

• 3 miliardi per una più stretta cooperazione tra i diversi eserciti europei, e cioè per favorire il passaggio decisivo per il superamento degli eserciti nazionali e la formazione di un nuovo esercito unico sotto il comando di Bruxelles. Cioè, sotto un comando istituzionale ristretto, come sappiamo, e senza controllo da parte del Parlamento europeo, un’istituzione senza ruolo e senza poteri legislativi e politici reali.

 

 E abbiamo già ricordato che le spese dell’Ue annunciate nel Ricovery Fund e destinate “allo spazio” sono state di 13 miliardi di euro, in buona parte destinati al progetto e alla costruzione di satelliti di spionaggio ed intercettazione di natura prettamente militare.

Ciò che occorre rimarcare è che, nei mesi precedenti i lavori per il Ricovery Fund e durante gli stessi lavori, l’asse franco-tedesco ha prodotto una forte spinta perché si giungesse ad una spesa militare complessiva molto superiore ai 16 miliardi (e ben oltre, come abbiamo visto) poi specificati nel documento finale. E interessanti, anche in questo caso al fine di mettere a fuoco la natura imperialista in progress dell’Ue e del suo ponte di comando franco-tedesco, si sono rivelate le argomentazioni con le quali la vicepresidente del Senato francese, Hélène Conway-Mouret, ha tentato di far passare una maggiore spesa militare nel documento del Ricovery Fund: “È profondamente sbagliato contenere le spese militari per la Difesa dell’Ue, poiché le minacce contro l’Ue già esistenti non sono affatto scomparse ma, al contrario, si sono aggravate… L’emergenza Covid aumenterà l’instabilità alla periferia dell’Unione in Paesi con sistemi politici già fragili e aggraverà il contrasto tra USA e Cina”. Esplicitando così una concezione dell’esercito europeo non certo diretto alla difesa ma ad un ruolo da protagonista nelle eventuali crisi politiche e militari internazionali. Inclinazione che non aveva certo bisogno, peraltro, di essere chiarita dalla Hélène Conway-Mouret, poiché tutta interna alla nuova natura imperialista dell’Ue. Non è  poi pleonastico ricordare (lo facciamo soprattutto per quelle aree della sinistra italiana e per quelle aree di comunisti che ancora incredibilmente credono che per dotarsi di una linea di massa occorre  allearsi con il PD o con “il centro-sinistra”) che la Hélène Conway-Mouret, assieme ad altri dirigenti e intellettuali dell’Ue, ha lanciato nei Paesi Ue un Appello a favore del rafforzamento delle spese militari per l’esercito europeo e che questo Appello è stato prontamente sottoscritto, in Italia, anche da Laura Garavini, responsabile PD alla Commissione Difesa e dall’ex ministro della Difesa, PD, Roberta Pinotti.

Il disegno militare strategico franco-tedesco, che si è scrollato di dosso “le mosche” mini imperialiste spagnole e italiane e che punta alla guida piena e indisturbata del processo di militarizzazione dell’imperialismo europeo (senza avere ancora la forza, peraltro, di sottrarre tale disegno al comando della NATO) vuole avanzare, per rimanere in tema, come un carro armato. Dopo il semestre di presidenza tedesca dell’Ue, sarà la volta della presidenza francese. L’anno intero di presidenza franco-tedesca permetterà di solidificare il vero e proprio salto politico rappresentato dallo “Strategic Compass”, un progetto più a breve che a medio termine attraverso il quale consegnare all’Ue non solo l’esercito sovranazionale, ma anche una politica internazionale volta a battersi attivamente contro “le minacce” mondiali, che non sembrano certo, a partire sia dai fatti che dalle concezioni ideologiche e politiche del grande capitale transnazionale europeo, quelle provenienti dal fronte atlantico ma quelle provenienti dal fronte euro-asiatico di Russia e Cina. Sulla scorta, esattamente, delle indicazioni di Trump. Lo “Strategic Compass” sarà a breve lanciato dalla presidenza tedesca dell’Ue e poi ripreso, nel gioco imperialista delle parti, dalla prossima presidenza francese.

Quando verrà il tempo che la sinistra, europea e italiana, che le stesse aree comuniste filo europeiste, i movimenti contro la guerra e gli stessi partiti comunisti italiani che hanno sì assunto una linea di critica radicale contro l’Ue ma che stanno ancora fermi, si accorgano di tutto ciò? In relazione alla velocità impressa ai tempi storici dalle forze imperialiste europee guidate dall’asse franco-tedesco, volto a mettere al più presto in campo, sul terreno mondiale, un nuovo polo imperialista conseguentemente aggressivo e militarizzato, esse sono già in grande ritardo. Che almeno inizino ora a prendere coscienza e lottare.