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Covid-19: proteggere

la popolazione

Superare le sfide della crisi

Contributo del Partito Comunista Francese, 31 mars 2020

Traduzione a cura di Rolando Giai Levra

La pandemia del coronavirus pone il nostro paese e l’insieme dell’umanità di fronte a delle sfide immense. A partire dalla necessità di salvare le vite a rischio, di proteggere la popolazione. Questa è la priorità assoluta, che deve guidare tutte le scelte. Man mano che l'epidemia cresce, ogni ora conta per agire e mettere l’essere umano davanti ogni altra cosa.

Le nostre vite sono state tutte messe in subbuglio da questa epidemia e dalle misure per mettervi fine. Innanzitutto, vogliamo dare il nostro sostegno alle persone investite dalla malattia e porgere le nostre condoglianze alle famiglie delle vittime.

Di fronte a un virus pericoloso, siamo legittimamente preoccupati, per noi stessi e per i nostri cari, per le conseguenze del nostro paese. Gli operatori sanitari e di molti servizi sono particolarmente esposti e dedicano tutte le loro energie per soddisfare i bisogni immediati e vitali della popolazione.

Noi vogliamo ringraziarli per il coraggio e l'esemplarità che mostrano ancora mentre scriviamo, perché sappiamo che i prossimi giorni saranno molto difficili per queste donne e questi uomini. Siamo totalmente mobilitati affinché siano meglio protetti e attrezzati per adempiere alle loro missioni e che il loro contributo alla società sia finalmente pienamente riconosciuto.

Milioni di nostre/i concittadine/i vivono ugualmente molto duramente la situazione: dai senza casa che non hanno nemmeno un tetto sopra la testa per proteggersi, fino alle donne e agli uomini esposti sul loro posto di lavoro. Così come la maggioranza del paese il cui confinamento è un calvario che crea un isolamento difficile e condizioni di vita degradate. Per i più precari e i più fragili tra noi, queste difficoltà sono lampanti.

A tutte e tutti, diciamo che siamo al loro fianco. Ogni volta che possiamo, nelle città e nelle località, in tutto il paese, le/i militanti, le/gli elette/i, comuniste/i sono presenti e pronti ad aiutare quando si rende necessario costruire le solidarietà che ci permetteranno di superare insieme questa crisi.

La mobilitazione solidale dell'intera popolazione è tanto più necessaria, in quanto questa pandemia rivela una crisi di civiltà che viene da lontano.

La ricerca della redditività finanziaria a tutti i costi ha indebolito il nostro servizio sanitario pubblico e il nostro settore industriale al punto che le/i nostre/i operatoratrici/ori sanitarie/i mancano di tutto, e siamo più deboli per combattere l'epidemia. Ha gettato nella precarietà, nella povertà e nel degrado della salute miliardi di esseri umani oggi privi di difese. E, mentre la crisi sanitaria è qui, continua a guidare le scelte dei nostri governanti e imprenditori per i loro soli profitti. Qualunque sia il costo. Siamo arrabbiati perché milioni di noi sono costretti a continuare l'attività a rischio della propria vita.

Totalmente impegnati nella mobilitazione essenziale di tutte le forze vive del paese per porre fine a questa pandemia il più presto possibile, i comunisti vogliono anche mettere in guardia sull'incombente crisi economica mondiale. Affinchè centinaia di migliaia di posti di lavoro non siano minacciati nel nostro paese, dobbiamo rifiutare che i popoli paghino per questa nuova crisi. Ci rifiutiamo di salvare le grandi banche o le società private che l’hanno causata e la cui azione peggiora le disuguaglianze e degrada l'ambiente.

Le misure che presentiamo in questo testo sono quelle avanzate nelle ultime settimane dal PCF, i suoi parlamentari, elette/i locali e militanti. Molte di esse sono misure di emergenza, adattate all'attuale fase dell'epidemia, che prefigurano profonde trasformazioni economiche, sociali, ecologiche e democratiche.

 

 

 

A partire da questo primo contributo del nostro partito, lanciamo un appello

 

A tutte/i le/i cittadine/i e tutte le forze associative, sindacali, di sinistra e ambientali mobilitate per la gravita della situazione sanitaria ed economica e dalla necessità di un nuovo modello di sviluppo che collochi l’umanità e il pianeta prima del profitto, noi diciamo: prendiamoci cura gli uni degli altri e impegnamoci in un lavoro comune in tutto il paese.

Cominciamo fin d’ora a creare reti di solidarietà, a garantire la protezione e il rispetto dei diritti fondamentali di tutte/i, a combattere le disuguaglianze in questa crisi.

Mobilitiamoci per elaborare e mettere in opera le soluzioni le più efficaci per porre un termine a questa epidemia.

Parliamo del cambiamento che vogliamo, della Francia che vogliamo, della società in cui vogliamo vivere. E cominciamo ora, tutte e tutti insieme, a dargli vita.

 

 

 

Rispondere all’urgenza sanitaria per proteggere la popolazione

La salute prima di tutto

 

Mobilitazione di tutti i settori industriali del paese che possono contribuire alla produzione di attrezzature di protezione sanitarie e materiali;

Informazioni settimanali sulla produzione e la spedizione di maschere e sui bisogni;

Nazionalizzazione delle aziende strategiche;

Campagna di indagine sistematica;

Mobilitazione totale delle cliniche private e del servizio militare nazionale;

Aumento fino al 20% di stipendi e salari del personale sanitario e dei lavoratori dei settori essenziali;

Cancellazione del debito ospedaliero e +5% dell’ONDAM (l’obiettivo nazionale della spesa sanitaria da non superare deciso dal parlamento francese), escluse le spese sanitarie correnti;

Un massiccio piano di assunzioni per l'ospedale e le EHPAD (case di Riposo e di cura per anziani non più autosufficienti)

Mettere in cantiere una legge sulla salute pubblica.

 

Nelle prossime settimane, tutto deve essere fatto affinchè le/i nostre/i cittadine/i non perdano la vita e le famiglie non subiscano lutti, per proteggere le/i operatrici/ori e dare loro i mezzi per poter operare.

La carenza di maschere, di camici, di guanti, di gel idroalcolico, di bombole d’ossigeno, di respiratori per la terapia intensiva, dei test virologici, di farmaci mettono a rischio la vita delle/dei nostre/i cittadine/i e delle/degli operatrici/ori penalizzando considerevolmente la nostra capacità di lottare efficacemente contro l’epidemia. Le nostre capacità industriali sono utilizzate in modo insufficiente. E i mezzi finanziari mancano per affrontare la crisi.

Esigiamo dal governo la protezione della salute e il riconoscimento del contributo alla nazione di tutti i lavoratori dei settori essenziali per soddisfare le esigenze immediate e vitali del paese, a cominciare dagli operatori sanitari, agenti statali e mobilitazione degli enti locali ma anche dei settori strategici come energia e generi alimentari. Questi lavoratori devono essere coinvolti in tutte le decisioni strategiche per la gestione della crisi nel loro settore di attività. La precarietà che la maggior parte di loro ha vissuto per troppi anni, la natura di interesse generale delle proprie missioni, il rischio a cui sono esposti nella crisi deve portare ad un aumento immediato dei loro salari o stipendi fino al 20%.

Tutti i settori industriali nel paese che possono contribuire alla produzione di maschere e di tutte le attrezzature mediche essenziali devono essere mobilitati. Potrebbero essere necessari nazionalizzazioni o investimenti azionari per riattivare o mobilitare gli strumenti utili a soddisfare le esigenze del momento. Non si tratta in questo caso di nazionalizzare le perdite per salvare gli azionisti. Queste nazionalizzazioni devono consentire la definizione di nuovi criteri di gestione con i lavoratori e i cittadini. Le situazioni che lo richiedono, come quella della società Luxfer, devono essere esaminate tempestivamente.

Per quanto riguarda le gravissime conseguenze delle carenze attuali, prima di tutto esigiamo delle informazioni settimanali da parte del governo sullo stato della produzione e del percorso dei materiali. Chiediamo, inoltre, l'organizzazione di una campagna sistematica di test virologici del coronavirus secondo le raccomandazioni dell'Organizzazione mondiale della sanità. Le recenti dichiarazioni del governo forniscono dettagli sulla produzione e mostrano la volontà di organizzare una campagna di indagine e test virologici sistematica per superare il periodo di isolamento. Tuttavia, l’incertezza persiste sui tempi di consegna delle apparecchiature e dei test medici, così come sul volume della produzione e sulle misure adottate per garantire la risposta ai bisogni.

Contemporaneamente, la salute deve essere dichiarata come la grande causa nazionale per il prossimo decennio.

Chiediamo la cancellazione del debito degli ospedali e il voto per un obiettivo nazionale correttivo delle spese dell’assicurazione sanitaria (Ondam), con un aumento immediato del 5% (escluse le spese correnti sanitarie in corso). Mentre il Presidente della Repubblica ha appena annunciato che sta lavorando per “un massiccio piano di investimenti e di valorizzazione per l’insieme di tutte le professionalità in ospedale”, riteniamo che sia indispensabile mettere immediatamente in cantiere, con tutto il personale, una legge sulla sanità pubblica che sia una programmazione sanitaria pluriennale in bilancio per dieci anni al fine di rimettere in sesto il sistema sanitario nei sette settori: finanziamento della salute e del sistema ospedaliero pubblici; rafforzamento del settore ospedaliero pubblico; miglioramento dell'accesso all'assistenza sanitaria e combattere le disparità e i dislivelli di assistenza tra le varie aree territoriali (ci sono zone, i cosiddetti “desertl sanitari”, con meno di 250 medici per 100.000 abitanti);  rafforzamento delle case di cura (Ehpad) per far fronte alla sfida della perdita di autosufficienza; l'organizzazione di una politica pubblica per l’assistenza e le attrezzature mediche; l'istituzione di una vera democrazia sanitaria; la ricostruzione di una psichiatria umana. Ora proponiamo alla discussione il “progetto di legge sulle misure di emergenza per la salute e gli ospedali” presentato dalle/dai deputate/i, senatrici e senatori comuniste/i. Il rafforzamento del sistema ospedaliero pubblico e delle case di cura (EHPAD) può essere avviato già da quest'anno con un grande piano di assunzioni.

E per quanto riguarda la saturazione alla fine di marzo delle capacità ospedaliere in molti territori, le cliniche private e il servizio sanitario dell'esercito devono essere completamente mobilitati per farsi carico di tutti i pazienti che ne hanno bisogno.

Per i prossimi giorni, questa crisi sanitaria necessita di un piano nazionale di ripresa industriale e di cooperazione internazionale. In questo modo, la Francia sarà in grado di garantire e assicurare la fornitura dei beni necessari per i nostri bisogni vitali attraverso i settori pubblici. È una questione di controllo pubblico e di sovranità. Le principali società dovranno essere nazionalizzate e poste sotto controllo democratico. Nel campo sanitario, è indispensabile particolarmente nei settori farmaceutici e delle apparecchiature mediche. Questo rilancio industriale, per rilocalizzare le attività, è anche un vincolo ecologico. Le industrie create devono essere rispettose dell'ambiente e della conservazione delle risorse naturali al fine di soddisfare le esigenze essenziali delle popolazioni. Tutte le innovazioni tecnologiche che consentono di ridurre l'inquinamento e il prelevamento delle risorse naturali devono essere incoraggiate. Lo sforzo delle industrie e della ricerca ecologica è un elemento fondamentale per una crescita rinnovata attraverso i settori dell'edilizia, dell'energia, dei materiali e dell’industria agroalimentari.

Questa crisi ci impegna anche a creare la sicurezza sociale del 21° secolo, con il rimborso totale delle cure, un servizio sanitario pubblico rafforzato, una gestione da parte degli stessi lavoratori al fine di consentire a tutte/i di essere curate/i e al nostro paese di disporre di un surplus di capacità, sia per quanto riguarda i materiali, che per il personale o per i posti letto in ospedale, contrariamente ai dogmi del massimo rendimento del capitale investito e dell’azzeramento dei letti non occupati (“zéro-lit inoccupé”).

 

 

 

Proteggere tutti i lavoratori e assicurare il lavoro

Proteggere le/i salariate/i

 

Il fermo delle attività economiche non essenziali;

Disoccupazione parziale finanziata al 100% della retribuzione;

Divieto di tutti i licenziamenti e del pagamento di dividendi;

Per le aziende in difficoltà: proproga delle scadenze del credito, congelamento degli affitti, assistenza diretta eccezionale a determinate condizioni;

Mantenimento dei diritti dei disoccupati e continuità delle indennità;

Abrogazione immediata delle misure di revoca al diritto del lavoro (orario di lavoro, ferie, RTT, acronimo della riduzione dell’orario di lavoro da 39 a 35 ore settimanali ottenuto con le leggi di Aubry);

L'abrogazione delle riforme delle pensioni e di disoccupazione e l'istituzione di un sistema garantito per la formazione professionale.

 

Vincolare i lavoratori dei settori non essenziali ai bisogni immediati e vitali del momento che mettono a rischio le loro vite e quelle dell'intera popolazione, in quanto ciò accelera lo sviluppo dell'epidemia. Chiediamo la cessazione di tutte le attività economiche non essenziali per la lotta contro il virus e per rispondere ai bisogni vitali del Paese. La cessazione dell'attività deve essere accompagnata dal divieto di tutti i licenziamenti. Le decisioni del governo spagnolo sono un passo avanti in questa direzione.

Proponiamo di costringere le grandi aziende di rinunciare alla distribuzione dei dividendi in previsione di una tassazione veramente dissuasiva. Per respingere la minaccia della disoccupazione che grava sui lavoratori e non mettere a rischio la situazione finanziaria delle aziende TPE, imprese con meno di 10 dipendenti e PME, piccole e medie imprese con meno di 250 dipendenti, proponiamo la creazione di un fondo di emergenza sanitaria e di sicurezza per finanziare un’indennità di disoccupazione parziale al 100% della retribuzione dei/delle lavoratori/trici salariati/e o autonomi/e. Per le società la cui situazione finanziaria è fragile, devono essere applicati un rinvio delle scadenze del credito e un blocco degli affitti. E, per i più in difficoltà, devono essere versati aiuti diretti eccezionali a condizione che vengano mantenuti l'occupazione e i salari. I diritti dei disoccupati e la continuità del pagamento delle indennità, con il congelamento del conteggio dei giorni dal 12 marzo, devono essere garantiti e le rimozioni devono essere sospese.

La messa in discussione dei diritti dei lavoratori da parte della legge sull'emergenza sanitaria è inaccettabile e indifendibile. Chiediamo l'immediata abrogazione delle misure che prevedono la possibilità per il datore di lavoro di aumentare l'orario di lavoro fino a 60 ore settimanali, di decidere i periodi di ferie retribuite o d’impossessarsi dei giorni relativi al RTT.

Nei prossimi giorni, è questa situazione a richiedere ancora di più la sicurezza del lavoro e della formazione e di tutti i momenti della vita. A tal fine, le riforme dell'assicurazione contro la disoccupazione e quelle delle pensioni devono essere definitivamente abbandonate. Di fronte al rischio di nuove crisi sanitarie, economiche ed ecologiche e alle loro conseguenze sull'occupazione e poiché la disoccupazione è un grande caos, ogni lavoratore dovrebbe avere diritto a tali garanzie. Ognuna/o dovrebbe essere in grado di alternare periodi di lavoro a periodi di formazione retribuita che devono essere riconosciuti in termini di competenze acquisite, senza mai passare attraverso la “disoccupazione”, e senza subire una riduzione delle proprie entrate. In questo senso, un nuovo servizio pubblico per l'impiego e la formazione potrebbe incaricarsi di svolgere ciò che oggi viene esercitato da Unedic, Pôle Emploi, Afpa e da tutti i soggetti impegnati nella formazione continua. (Unedic è l'associazione che gestisce l'assicurazione contro la disoccupazione in Francia. Fornisce consulenza alle parti sociali che negoziano le regole e garantisce l'applicazione delle loro decisioni; Pôle Emploi è un'agenzia governativa che registra i disoccupati, li aiuta a trovare lavoro e fornisce loro aiuti finanziari; Afpa è un’associazione sovvenzionata dallo Stato, organizza principalmente corsi di formazione lunghi, in genere 6 mesi a tempo pieno, per persone in cerca di lavoro, ma anche stage per dipendenti con permessi per la formazione individuale o che rientrano nei piani di formazione di un’azienda).

 

 

 

Le confinate/i richiedono UGUAGLIANZA!

 

Blocco dei prezzi di acqua, gas, elettricità, telecomunicazioni e assicurazioni;

Eliminazione della TVA (equivalente dell’IVA) sui beni di prima necessità;

Trasporto gratuito;

Congelamento degli affitti e dei rimborsi dei prestiti;

Pagamento di un'indennità straordinaria per i casi di maggior difficoltà;

Richiesta di camere d'albergo e alloggi turistici per i senzatetto, le famiglie che vivono in abitazioni antigieniche, le donne e i bambini vittime di violenza, i rifugiati;

Rivalutazione delle sovvenzioni alle associazioni;

Riqualificazione degli esami di maturità e sospensione del Parcoursup (piattaforma nazionale per l’ammissione al primo anno per la formazione all’insegnamento superiore);

Una sovvenzione straordinaria alla stampa cartacea regionale e nazionale;

Fondo di sostegno alla cultura;

Lavoratori saltuari: riduzione della quota minima delle ore e blocco del calcolo per il periodo di sospensione degli spettacoli.

 

La crisi sanitaria rivela le profonde disuguaglianze della nostra società che peggiorano per milioni di nostre/i concittadine/i, di precari e dei più poveri, prima fra tutti i senzatetto o le persone la cui casa è antigienica, delle persone in cattive condizioni di salute o disabili, delle vittime di violenza domestica o ancora delle/dei rifugiate/i. Certamente, in un certo qual modo l'epidemia contribuisce a unire la nostra società: ogni persona, qualunque sia la sua classe sociale, può essere infettata e le categorie benestanti, abituate nella sicurezza, si trovano in preda alle preoccupazioni che vivono quotidianamente le categorie popolari. Tuttavia, le disuguaglianze restano forti: l’isolamento di una famiglia popolare numerosa in piccole abitazioni, non ha nulla a che vedere con quello di una famiglia benestante in una grande casa con ampi spazi esterni privati.

Il periodo di isolamento, per molti concittadini ha significato un peggioramento delle loro difficoltà finanziarie. Peggio ancora, le persone senza un alloggio sono estremamente esposte perché non hanno alcuna possibilità di ricovero e di avere i prodotti per l'igiene per proteggersi dal virus. Anche donne e bambini vittime di violenza sono a rischio. In questa situazione, l’Autorità amministrativa in difesa dei diritti dei cittadini (Défenseur des droits) deve essere ascoltata regolarmente nell'Assemblea nazionale al fine di garantire il rispetto dei diritti fondamentali durante lo stato di emergenza sanitaria.

Proponiamo di istituire uno straordinario sistema di sostegno al potere d'acquisto per tutto il periodo di confinamento. Per tutti i residenti nel territorio, proponiamo il blocco dei prezzi per acqua, gas, elettricità, prezzi delle telecomunicazioni, assicurazioni; l'abolizione della TVA per i beni di prima necessità; il libero accesso al sistema sanitario e ai trasporti pubblici. In base ai criteri di reddito, dovrebbe essere possibile proporre un congelamento degli affitti e il rimborso dei prestiti bancari. Infine, per i più bisognosi, proponiamo il pagamento di un'indennità straordinaria.

Chiediamo di requisire camere d'albergo e alloggi turistici come dimore d’emergenza in condizioni sanitarie adeguate da adattare per i senzatetto fissi, le persone che vivono in abitazioni antigieniche o che risiedono in alloggi collettivi, le vittime di violenza domestica e le/irifugiate/i. I centri di detenzione amministrativa devono essere chiusi a beneficio dell'apertura di spazi requisiti e tutte/i le/i rifugiate/i devono essere regolarizzate/i.

Il settore associativo, la cui azione è essenziale per la riduzione delle disuguaglianze, deve beneficiare di una rivalutazione immediata delle sovvenzioni ad esso destinati.

Altre disuguaglianze sono particolarmente forti in questo periodo di isolamento. È il caso della partecipazione alla vita culturale e all'informazione, ma anche della possibilità di garantire una continuità pedagogica nell'educazione dei bambini. Questo periodo dovrebbe prevedere lo sviluppo di misure per combattere le disparità nell'accesso alle opere, alle conoscenze o all'accesso agli strumenti digitali per l'educazione a distanza.

Proponiamo di garantire la parità di trattamento degli studenti riservando il periodo di confinamento esclusivamente per gli esami e per il consolidamento dei risultati, posticipando qualsiasi valutazione. Gli esami finali di maturità devono essere mantenuti, se le condizioni sanitarie sono assicurate, e devono essere organizzati per consentire a tutte/i di poter riuscire pur avendo svolto soltanto una parte del programma. Proponiamo anche la sospensione della campagna “Parcoursup”.

Garantire il migliore accesso alle diverse informazioni, in questo periodo segnato dal confinamento, è una questione cruciale. Chiediamo la concessione di una sovvenzione straordinaria per la stampa regionale e nazionale fortemente colpita, per il fatto che molte testate si trovavano già in condizioni difficili. Questa concessione potrebbe includere dei bonus in funzione di eccezionali misure gratuite che consentono alle cittadine e ai cittadini non solo di informarsi, ma anche di rafforzare un collegamento indispensabile con la stampa.

Il settore radiotelevisivo pubblico potrebbe anche impegnarsi nella diffusione di programmi scolastici e con contenuti educativi, ma anche sviluppare un'offerta culturale più ricca per tutte le generazioni, sia in TV che su Internet.

Anche in tempi di crisi, la cultura contiene un respiro vitale, come dimostra l’effervescenza creativa che si manifesta nonostante i vincoli. Ma questa crisi è violenta per il mondo della cultura. Chiediamo la creazione di un fondo di sostegno per il settore culturale, in collegamento con le comunità locali, un fondo di indennità per le/i salariate/i del settore culturale nel caso che le loro condizioni non siano coperte dalle misure adottate. Le comunità e le strutture convenzionate devono mantenere il pagamento per i contratti stipulati con gli operatori culturali impossibilitati a mantenersi, per consentire loro di prepararsi per il futuro sulla base del lavoro creativo intrapreso. Per quelle/quelli a chiamata, si consiglia di ridurre la quota delle ore necessarie aggiornando le indennità e congelare il periodo delle prime cancellazioni degli spettacoli, fino alla totale ripresa delle attività culturali.

Per i prossimi giorni, questa crisi fa emergere l'urgenza della lotta contro l'esclusione, la lotta per l'eliminazione della povertà e della precarietà. Ciò è essenziale per il rispetto dei diritti fondamentali di ciascun essere umano, poiché in materia di salute, come più in generale, la riduzione delle disuguaglianze avvantaggia l'intera società. Questa crisi mostra anche l'importanza dello sviluppo dei servizi pubblici. La creazione, l’insegnamento, la ricerca, l’informazione, la comunicazione, il tempo libero, lo sport, la salute... ci parla chiaramente della necessità di avanzare verso un mondo in cui l'essere umano rappresenterà la ricchezza principale.

 

 

 

Un fondo di emergenza sanitaria e di sicurezza

Circolazione del denaro per rispondere all’emergenza sanitaria ed economica

 

Creazione di un fondo di emergenza sanitaria e garantire 50 miliardi di euro attraverso:

Prestiti della Cassa Depositi e della BCE;

Il ripristino dell'imposta sul patrimonio e l'abrogazione della Flat Tax;

Rimodulazione dell'imposta sul reddito delle società;

Tassa sui GAFAM e i NATU (rispettivamente i “giganti del web” e i “colossi” dell'economia digitale).

Creazione di un fondo europeo, ecologico, sociale e solidale per finanziare i servizi pubblici, in particolare gli ospedali e un polo pubblico europeo della sanità.

 

La tragica situazione in cui viviamo è la conseguenza di successive decisioni politiche che, a partire dalla metà degli anni '80, con riforme dopo riforme, con piani economici su piani economici, hanno incrinato e poi indebolito fino a metterli in ginocchio i servizi pubblici, compreso quello ospedaliero.

Al servizio del profitto capitalista e in nome del bilancio dei conti pubblici, dei trattati europei, del debito verso le generazioni future, dell'adattamento alla globalizzazione e ai suoi effetti... tutte le decisioni politiche dei governi liberali hanno ridotto la spesa pubblica e sociale utile alla società per servire un tipo di spesa pubblica rivolta alla riduzione delle tasse pubbliche e sociali sulle imprese, in particolare dei grandi gruppi. Questa politica è visibile particolarmente nella politica pubblica per la riduzione del presunto costo del lavoro.

Per rispondere all'emergenza sanitaria, garantire l'occupazione e soddisfare l’esigenza di uguaglianza, sostenere le associazioni e le comunità locali completamente mobilitate su tutte queste questioni, proponiamo un fondo per l'emergenza sanitaria e di sicurezza di 50 miliardi di euro, alimentato da un programma di prestiti a tassi negativi della Cassa Depositi e della BCE, nonché una tassazione delle assicurazioni, il ripristino di imposte sul patrimonio e l’abolizione del massimale del 30% dell'imposta sui proventi finanziari (Flat Tax), un aumento dell'imposta sul reddito delle società che tagliano occupazione e salari al servizio degli azionisti, una tassazione dei Gafam e dei Natu, proporzionale all'aumento della loro attività. Inoltre, tutte le misure volte a ridurre le spese per il funzionamento delle comunità locali (in particolare la contrattualizzazione) devono essere tolte e gli oneri del debito annullati e finanziati dalle banche private e dalla Cassa Depositi a condizione di sviluppare l'occupazione e gli investimenti efficienti.

Per i giorni successivi, la creazione di un tale fondo prefigurerà un nuovo modo di usare il denaro. Mentre la BCE ha annunciato che inietterà ulteriori 1.000 miliardi di euro supplementari per acquistare titoli di debito pubblici e privati ​​sui mercati, concessi senza criteri, questa manna finanziaria servirà soltanto ad alimentare speculazione sui mercati finanziari, come è avvenuto nel 2007-2010. La produzione monetaria della BCE deve alimentare un fondo ecologico, sociale e solidale europeo per il finanziamento dei servizi pubblici in Europa che potrebbe essere una fonte di finanziamento per le spese correnti degli ospedali europei e di un polo pubblico europeo per la sanità.

 

 

 

Nuovi organismi democratici per oggi e per domani

Rafforzare la democrazia

 

Istituzione di un comitato di emergenza nazionale per riunire il governo, il comitato scientifico, i sindacati, i partiti e le associazioni di rappresentanti eletti negli enti locali (associations d’élus);

Sessione parlamentare continua nella forma di un comitato permanente;

Uscire dallo stato di emergenza dopo due mesi;

Nuovi poteri ai lavoratori.

 

A fronte della crisi sanitaria, i pieni poteri sono ingiustificati. L'attuale incapacità del governo di agire efficacemente dimostra ancor più la necessità di democrazia per consentire alla società di poterla affrontare.

Inoltre, gli attacchi alle libertà per frenare l'epidemia, a partire dalla forte restrizione di poter muoversi dall’isolamento, devono restare misure d’emergenza circoscritte e limitate nel tempo. Già ora alcune misure sono del tutto sproporzionate come le sanzioni, che possono giungere fino a sei mesi di reclusione, per ripetute violazioni del confinamento o per l'uso di droni di sorveglianza a Parigi. In alcuni quartieri sono stati riscontrati abusi nel monitoraggio del rispetto dell’isolamento da parte della polizia. Altre misure, studiate in Francia ma già applicate in altri paesi, come il rilevamento digitale delle persone infette sono inaccettabili. Mentre il messaggio degli assistenti svolge un ruolo essenziale per il rispetto delle misure di prevenzione, proponiamo una grande campagna di comunicazione che lo valorizzi. Inoltre, le ordinanze che permettono interrogatori o udienze “immateriali” devono essere abrogate perché non rispettano gli elementari diritti della difesa.

La gravità della situazione e la portata delle sfide richiedono l'istituzione di un comitato di emergenza nazionale, in grado di riunire il governo, il comitato scientifico, i rappresentanti politici del Parlamento, i sindacati rappresentativi e le associazioni di rappresentanti eletti locali. A tutti i livelli, dai comuni alle regioni, si prendono delle iniziative decisive dalle comunità per rispondere alla crisi sanitaria ed economica. Le comunità devono essere maggiormente coinvolte nell’elaborazione delle decisioni.

Parallelamente, chiediamo che il Parlamento con seduta permanente durante l'intera crisi, assuma la forma di un comitato permanente incaricato di controllare la gestione della crisi e l'azione del governo, composto dai rappresentanti dei gruppi in proporzione alla loro rappresentanza in Parlamento. Questo comitato deve essere in grado di fare affidamento su organismi democratici nelle imprese e nei territori per l'attuazione e il monitoraggio delle misure conseguenti.

In ogni caso, esigiamo la fine dello stato di emergenza al termine di due mesi votati per legge e la ripresa di una gestione trasparente sotto il controllo del Parlamento.

Per i prossimi giorni, proponiamo che la gestione democratica della crisi sia caratterizzata da nuovi poteri dei lavoratori. Ciò sarà essenziale per preparare e garantire una ripresa sociale, ecologica e democratica. Non devono essere le forze monetarie a dettare le loro condizioni. Chiediamo alle cittadine e ai cittadini del nostro paese di cogliere queste sfide per costruire insieme il mondo futuro.

 

 

 

Una solidarietà e della cooperazione europee e internazionali

Far crescere la solidarietà e la cooperazione

 

IN EUROPA: Mutualizzazione delle risorse, in particolare nel settore della produzione di materiali sanitari;

Abbandono del Patto di stabilità e aprire un dibattito su un nuovo patto sociale e democratico tra i popoli.

A LIVELLO INTERNAZIONALE: Aumento delle risorse politiche e finanziarie dell'OMS;

La fine dei blocchi e delle sanzioni finanziarie, il cessate il fuoco in tutte le regioni del mondo;

Accettazione dell'aiuto sanitario cubano,

Rafforzamento della solidarietà e della cooperazione sanitaria in Francia;

Nuove istituzioni politiche e monetarie internazionali per un mondo di condivisione e cooperazione.

 

 

 

La pandemia richiede una grande solidarietà

e una cooperazione totale tra popoli e nazioni

 

Richiede una mutualità delle risorse, in particolare modo nella produzione di materiali sanitari. Cosa che fin dall'inizio della crisi, gli Stati e la Commissione europea si sono rifiutati di fare. In questo modo, la crisi sanitaria, economica e sociale provocata dalla pandemia di coronavirus mette a nudo il totale fallimento della costruzione capitalista dell'Unione europea e la nocività del dominio capitalista, in particolare quello finanziario, nelle relazioni e negli scambi commerciali mondiali. I 27 paesi dell'Unione europea hanno la capacità di riunire industriali, lavoratori e ingegneri, strumenti di produzione per affrontare le esigenze urgenti di tutti gli ospedali. Abbiamo forze sufficienti per produrre urgentemente respiratori, maschere e medicine. È altrettanto necessario rompere con il dogma della concorrenza, dell'austerità di bilancio e dell'intervento della BCE sotto il dominio del capitale finanziario, per organizzare questa mobilitazione e reindirizzare la produzione monetaria per attrezzarsi.

Per i prossimi giorni, il Patto di stabilità europeo deve essere abbandonato. Le diverse applicazioni del Trattato di Stabilità (règle d’or) nelle diverse costituzioni nazionali, sia le leggi organiche che hanno modificato la costituzione che le leggi per il finanziamento della protezione sociale devono essere eliminate. Proponiamo di mettere all’ordine del giorno un dibattito per un nuovo patto sociale e democratico tra i popoli e le nazioni d'Europa che avvierebbe la costruzione di un'Unione di popoli e nazioni sovrani/e e associati/e.

A livello mondiale, mentre tutti i popoli affrontano la pandemia in condizioni ineguali, è urgente chiedere la fine di tutti i blocchi, di tutte le sanzioni finanziarie e il cessate il fuoco in tutte le regioni del mondo investite dalla guerra e avviare delle cooperazioni come quelle promosse da Stati come la Cina o Cuba. Risorse politiche e finanziarie devono essere date all'OMS, la cui azione è stata decisiva in particolare per la soppressione del vaiolo, in modo che possa svolgere appieno il suo ruolo nel sostenere gli stati contro il Covid-19.

La Francia deve accogliere favorevolmente gli aiuti di altri Stati, come quello offerto da Cuba. E, a sua volta, ha un dovere di solidarietà e di cooperazione. Sesta potenza mondiale e membro del Consiglio di sicurezza dell’ONU, il nostro paese deve avviare una cooperazione sanitaria e medica con i paesi che oggi sono privi di tutto per far fronte all'epidemia, specialmente in Africa.

Per il prossimo periodo, questa crisi mette in evidenza che la salute deve essere un bene comune universale. Quando gli stati sono divisi e i popoli sono così poveri da non avere più accesso ai servizi sanitari, numerose vite umane vengono distrutte e la pandemia si diffonde in tutto il mondo. Pertanto, l'attuale crisi richiede la garanzia dei diritti sociali e democratici di base e dei redditi stabili per i lavoratori di tutto il mondo. Questo implica andare oltre la mondializzazione capitalista con nuove istituzioni politiche e monetarie internazionali per un mondo di condivisione e di cooperazioni.

In fondo, è una sfida di civiltà che ci pone di fronte ad un terremoto che scuote il pianeta.

Continuare nelle scelte che ci sono state imposte da decenni, renderebbe inevitabile lasciarci prendere dalla spirale dei disastri sanitari sempre più violenti, da infinite regressioni sociali che allargano le disuguaglianze, crisi sistemiche del capitalismo incapace di aprire un orizzonte di speranza per gli esseri umani, distruzione ecologica e disastri climatici che pongono all'umanità la questione del suo futuro, soffocamento della democrazia sotto il peso delle tirannie commerciali e finanziarie, minacce delle guerre che si svolgono sullo sfondo dell'ascesa dei nazionalismi aggressivi e delle estreme destre.

È giunto il momento di girare radicalmente la pagina del neoliberismo la cui nocività si rivela ogni giorno di più; di eliminare le politiche di austerità e i dettami della concorrenza senza limiti; di prendere il potere sulla finanza per reindirizzare la produzione e l'uso dei soldi per soddisfare le esigenze della popolazione in difesa dei maggiori equilibri ecologici; di ridefinire a tal fine la missione di un'autorità pubblica basata sulla mobilitazione della società, per difendere ed estendere i servizi pubblici; di prendere il controllo dei settori strategici dell'economia; di combattere per ricollocare l'economia in cooperazioni reciprocamente vantaggiose per tutti, di soddisfare esigenze immediate e vitali; di dare alla luce una democrazia che consenta alla maggioranza del popolo di decidere il suo destino e riconquistare la sua sovranità; di rompere con la logica dell'austerità e rifondare la costruzione europea sulla base della cooperazione solidale dei popoli e delle nazioni.

È una rivoluzione nel nostro modello di sviluppo, socialmente utile ed ecologicamente sostenibile, che ci accingiamo a costruire collettivamente, mobilitando tutte le risorse del paese e tutte le energie delle/dei sue/suoi salariate/i e delle/dei sue/suoi cittadine/i. Per mettere le persone e il pianeta al centro di tutte le scelte.