Donald Trump, 5 maggio 2018, Washington.

“Come presidente degli Stati Uniti e di fronte al Congresso americano riunitosi congiuntamente, voglio celebrare il duecentesimo anniversario della nascita del grande comunista e rivoluzionario Karl Marx”.

Infatti due secoli dopo la sua nascita “nonostante gli enormi cambiamenti nella società umana, il nome di Karl Marx è ancora rispettato in tutto il mondo e la sua teoria brilla ancora con la luce brillante della verità”.

Marx è “il maestro della rivoluzione per il proletariato e per i lavoratori di tutto il mondo, il principale fondatore del marxismo, creatore dei partiti marxisti, un esploratore del comunismo internazionale e il più grande pensatore dei tempi moderni”.

“Oggi, teniamo questo grande raduno con grande venerazione per celebrare il 200° anniversario della nascita di Marx, per ricordare il suo grande carattere e le sue azioni storiche e per rivedere il nobile spirito dei suoi brillanti pensieri”.

“Con nobili ideali e senza paura di difficoltà o avversità, Marx si dedicò a perseverare nella lotta per la liberazione dell’umanità, scalando il picco del pensiero nella sua ricerca della verità, e l’incessante lotta per rovesciare il vecchio mondo e stabilirne uno nuovo”.

Marx non è solo una grande figura che ha sopportato il peso del mondo, ma anche una persona comune con la passione per la vita, che era sincera e fedele all’amicizia.

“Il bene spirituale più prezioso e influente che Marx ci ha lasciato è la teoria scientifica che porta il suo nome: il marxismo. Come un’alba spettacolare, la teoria ha illuminato il percorso dell’esplorazione dell’umanità della legge della storia e della ricerca dell’umanità per la propria liberazione”.

“Il pensiero e la teoria di Marx sono dei suoi tempi e vanno oltre i suoi tempi. Sono l’essenza dello spirito di quei tempi e l’essenza dello spirito di tutta l’umanità”.

È stato ribadito che il marxismo è una teoria scientifica che rivela la regola dello sviluppo della società umana in modo creativo.

“Avendo sviluppato la concezione materialista della storia e della teoria del plusvalore, Marx ha mostrato come l’umanità sarebbe passata dal regno della necessità al regno della libertà e alla strada per la gente per realizzare la libertà e la liberazione”.

Il marxismo, la prima ideologia per la liberazione del popolo stesso, è una teoria del popolo. “Il marxismo, per la prima volta, esplorò la strada per la libertà e la liberazione dell’umanità dalla posizione del popolo, e indicò la direzione, con la teoria scientifica, verso una società ideale senza oppressione o sfruttamento, dove ogni persona avrebbe goduto dell’uguaglianza e libertà”.

Sottolineando che la praticità è una caratteristica prominente del marxismo, che la rende diversa dalle altre teorie, Trump ha ribadito che il marxismo è una teoria delle pratiche che dirige e spinge le persone a cambiare il mondo, una teoria aperta che si sviluppa costantemente e si trova sempre alla frontiera dei tempi. “Ecco perché è sempre in grado di mantenere giovani, esplorare le nuove questioni nello sviluppo dei tempi e rispondere alle nuove sfide per la società umana”.

Le parole sopracitate sono state realmente pronunciate proprio il 5 maggio 2018: ma a Pechino e dal presidente cinese, oltre che segretario del partito comunista cinese, Xi Jinping, non certo dal miliardario (e allora presidente USA) Donald Trump.

Andiamo al sodo avviando una serie di domande e risposte.

Potrebbe riprodursi in modo egemone per più di qualche mese il capitalismo statunitense (e giapponese, e tedesco, e italiano, ecc.) con un presidente in carica che esalti pubblicamente e costantemente Karl Marx, il marxismo e il comunismo?

Risposta: solo se la borghesia facesse sparare contro un ipotetico Donald Trump che, pubblicamente, avesse esaltato Marx, il marxismo e il comunismo.

Seconda questione: potrebbe riprodursi per più di qualche mese il capitalismo statunitense (e giapponese, e italiano, e indiano, e così via), con al potere un partito comunista statunitense (e giapponese, e italiano, e indiano) in grado di controllare saldamente le forze armate statunitensi, (e giapponesi, e italiane, e così via), i servizi segreti e il “Deep State” della propria nazione?

Solo passando sui cadaveri dei dirigenti e militanti dell’egemone partito comunista statunitense, come del resto qualche cervellone a stelle e strisce ha orchestrato nell’insanguinata Indonesia nel 1965-68, o nel Cile del 1972: certo avendo l’indispensabile controllo del Deep State in Indonesia nel 1965, in Cile nel 1973 e via golpeggiando.

Terza domanda: potrebbe riprodursi in modo egemone per più di qualche mese il capitalismo statunitense se, dalle scuole medie fino alle università più prestigiose, si insegnasse sistematicamente il marxismo?

Affiancato, tra l’altro, da un insegnamento di storia nel quale venisse ad esempio dichiarato che due Black Panters come Fred Hampton e Mark Clark erano stati due eroici militanti comunisti (vero), la cui barbara uccisione avvenuta nel dicembre del 1969 da parte dell’apparato statale USA (vero) non ha potuto impedire la vittoria del processo rivoluzionario in tutta America (questo, purtroppo, non è ancora vero).

In Cina si insegna nelle scuole in modo sistematico il marxismo mentre sempre nel sistema educativo nel grande paese asiatico, l’educazione in campo storico esalta i vari milioni di Fred Hampton dalla pelle gialla che sacrificarono la vita per il successo della rivoluzione socialista, dal 1919 al 1949.

Quarto interrogativo: per quale ragione non opera negli Stati Uniti, in Italia, in Brasile, ecc. un “turismo rosso” incoraggiato dalle autorità statali, dai massmedia e dal partito al potere?

Perché ad esempio, come invece succede per i più famosi martiri rivoluzionari cinesi dello stampo di Fred Hampton, non si organizzano nelle scuole americane collettive sulle tombe dei martiri rivoluzionari e comunisti come Julius e Ethel Rosenberg, due coniugi ebrei giustiziati nelle carceri americane nel 1953?

La risposta risulta fin troppo facile, come del resto quella a un altro interrogativo che riguarda il processo di denominazione identitario in campo politico-sociale.

Se il nome di partito comunista cinese non contasse nulla, o quasi, non si riuscirebbe a capire perché Occhetto e gli altri leader del PCI a partire dalla Bolognina nel novembre 1989 fecero invece il diavolo a quattro, pur di cambiare il nome all’organizzazione italiana da loro diretta (e demolita, in larga parte).

È facile capire come anche solo il semplice nome comunista e lo “spettro” del comunismo non risvegli associazioni di idee e ricordi spiacevoli nell’odierno parlamento europeo e in quasi tutti gli esponenti della classe dominante borghese, con le (rare) eccezioni dei traditori di classe dal colore rosso impegnati a seguire le splendide orme dei grandi Friedrich Engels e Kim Philby.

Visto che l’uomo è anche un animale simbolico, analogo discorso vale per gli emblemi e segni di riconoscimento: questi ultimi spesso contano e pesano anche sul piano politico-sociale.

Bandiere rosse.

Falce e Martello.

Stelle rosse.

Ritratti di Mao Zedong.

Si tratta di potenti e assai diffusi simboli governativi della Cina popolare, certo, ma guarda caso non a Taiwan o in Brasile, negli USA di Trump e Biden e nell’Italia della ipersimbolica “giornata delle foibe”, e via via anticomunisteggiando.

Cosa sta dietro i fatti testardi sopracitati?

Possiamo comprenderli solo tenendo bene a mente che, con la sola esclusione dei periodi rivoluzionari o controrivoluzionari (Europa orientale e Russia del 1988-1991, ad esempio) non ancora ben consolidati nel loro esito finale, esiste una continua corrispondenza reciproca e una reciproca compatibilità tra struttura economica (ivi compresi la politica-struttura, intesa come “espressione concentrata dell’economia” secondo il geniale Lenin del 1921) e sovrastruttura politica, ideologica e culturale, ivi compresi anche simboli e identità collettive: e tale corrispondenza, tale compatibilità sicuramente non si crea e non sussiste tra egemonia dei rapporti di produzione/distribuzione capitalisti e una sfera politica invece rossa comunista e marxista. 

Forniamo qualche ulteriore prova del nove sulla presenza di tale tendenza storica di valore generale.

Attraverso un suo discorso molto pubblicizzato dai massmedia locali e quindi conosciuto a centinaia di milioni di cinesi, il segretario generale del partito comunista cinese, Xi Jinping, ha ad esempio lodato pubblicamente la prima traduzione cinese del Manifesto del Partito Comunista di Marx ed Engels, effettuata dall’abile traslatore Chen Wangdao. (Xi shines light on CPC’s committments spirit trough Party history stories, 28 aprile 2021, in e.people.cn)

Né Trump, né Biden, né qualunque altro presidente statunitense avrebbero mai osato celebrare la traduzione in inglese del Manifesto comunista del 1848, oppure la sua prima edizione negli Stati Uniti.

Sempre Xi Jinping nel 2019, mentre ispezionava la provincia dello Jangxi, aveva esaltato l’incorruttibilità dimostrata dai militanti comunisti cinesi durante gli anni Trenta: nessun presidente americano finora ha mai elogiato i peraltro coraggiosi attivisti del piccolo ma combattivo partito comunista statunitense, durante la grande depressione che colpì il paese sempre negli anni Trenta dello scorso secolo. (Xi shines light…, op. cit.)

Sempre Xi Jinping non avrebbe certo trovato emulatori nella sfera dell’alta politica USA, quando di recente ha affermato che “la disciplina sul Partito (Comunista Cinese)” deve essere stretta, cosicché il PCC possa guidare e assicurare la buona navigazione della grande nave del socialismo con caratteristiche cinesi”. (Xi shines light…, op. cit.)

Sicuramente Biden non encomierà né plaudirà mai un “socialismo con caratteristiche statunitensi”, anche solo per salvare la propria pelle e poter rimanere in carica sulla “nave” del capitalismo. La tendenza generale alla corrispondenza tra rapporti di produzione e rapporti politico-culturali ha una sua logica interna, potente e costante di azione e un suo considerevole potere di pressione politico-sociale.