Su “la Repubblica” del 29 giugno scorso è apparsa un’ampia intervista al Segretario di Stato americano Blinken sui temi all’ordine del giorno dell’agenda internazionale statunitense, con un partner, l’Italia, ritenuto strategico dall’Amministrazione Usa. Visita al Presidente della Repubblica Mattarella, visita a Papa Francesco in Vaticano, visita al capo del Governo Draghi.

Scopo dichiarato, senza troppi giri di parole, è stato quello di rafforzare le alleanze atlantiche per rispondere alle sfide di Russia e Cina, “i messaggi vertono sulla necessità di rilanciare le democrazie: dall’interno rispondendo assieme a pandemia, cambiamenti climatici e diseguaglianze e dall’esterno affrontando Mosca e Cina”. 

Blinken “svela” alcuni dettagli di questi duelli globali: “con Pechino il terreno sono le ‘nuove regole per la tecnologia’ e a Putin abbiamo chiesto di bloccare gli hacker che ci attaccano”. Come inizio direi deludente, se gli Usa parlano di nuove regole per la tecnologia, vuol dire che sono in difficoltà in tale competizione, perché se qualche decennio fa si poteva dire che i cinesi copiavano, ora essi in molti settori sono più avanti e forse gli Usa non riescono a copiare. Resta il fatto che sono gli Usa che vogliono chiudere i ponti della collaborazione, che introducono sanzioni e che cercano di arginare l’espansione dell’economia cinese, con tutti i mezzi. Con la Russia, a intervalli regolari, tirano fuori la questione degli hacker, da quel dì, mai dimostrato, di aver manomesso i risultati elettorali che avrebbero portato alla vittoria di Trump, un chiodo fisso preoccupante che richiederebbe l’intervento di uno specialista, come minimo uno psicologo. 

Resta il fatto che gli Usa si intromettono nei processi elettorali di mezzo mondo, soprattutto dell’America Latina, e hanno sabotato per mesi la rete elettrica del Venezuela colpendo economia, strutture vitali, ospedali e la vita di milioni di persone, gli Usa distribuiscono sanzioni e di fatto conducono guerre ibride contro tutti i paesi che non accettano di sottostare ai loro diktat e che vogliono salvaguardare la loro sovranità e indipendenza. 

Ritornando un po’ indietro ai problemi interni dell’Alleanza, sulla pandemia si riscontra il pieno sostegno della “Santa Alleanza” ai Big Pharma, con miliardi garantiti “… nei secoli a venire”, però, non credo per un eccesso di generosità; per far fronte alla concorrenza di Cina, Russia e Cuba, avrebbero deciso di distribuire un miliardo di vaccini senza chiedere nulla in cambio, nella realtà invece perché tutto quello che c’era da spremere a questi Paesi, lo hanno spremuto e continuano a farlo. Sui cambiamenti climatici “ad andamento lento” – dato che il tutto dovrebbe avvenire senza intaccare troppo gli interessi dei grandi gruppi estrattivi e di raffinazione, che vanno avanti, “ovviamente” con impianti vetusti – il tutto secondo i signori del vapore dovrebbe avvenire tenendo lo Stato, il Pubblico, lontano dagli affari economici e questo per non essere accusati dal “Padre Eterno”, di voler introdurre, come fu in un “tragico” passato, politiche vagamente socialiste di tipo keynesiano. Altra sorpresa sarà o dovrebbe essere, l’introduzione di una minimum Tax del 15% per le multinazionali, allo scopo di colpire i paradisi fiscali che applicano tassazioni ancor più basse (es. 6% e ancor meno), quando la gran parte delle imprese medie e piccole e artigianali, ecc. pagano molto, ma molto, molto di più, diciamo tra il 50 e il 68% e oltre (chiedete a persone serie informate dei fatti). 

Ci rimangono le “diseguaglianze”, non so con chi Blinken ne abbia parlato, con Draghi? Spero almeno con il Papa, sulla libertà di fede comunque sì, ne hanno parlato. 

Nei rapporti con la Cina, si capisce dall’intervista che gli Usa non sono riusciti ad allineare tutta l’Europa come invece avrebbero voluto; difficile immaginare relazioni commerciali vantaggiose escludendo la Cina, è comunque un fatto che gli Usa sembrano, almeno per ora, essere riusciti in parte a rallentare i progetti del 5G e della Via della Seta. Resta il fatto che la Cina viene definita dall’Amministrazione USA una “minaccia strategica”.

La Russia viene definita un Paese che “… continua ad aggredirci”, con gli hacker, poi che continua ad aggredire Naval’nyi che è dichiaratamente un agente straniero ostile. A parti invertite, uno come lui che avesse agito in Usa per conto della Russia con lo stesso plateale appoggio, sarebbe già sparito, dissolto nel silenzio dei media o con l’acido. Ricordiamo, per fare un esempio a caso, Julian Assange, che ha reso pubbliche delle verità scomode; non ci sono state, però, rivoluzioni colorate mosse da Assange, né per Assange, con relativi rovesciamenti di governo.

Nell’intervista torna la questione della Libia, il summit della Nato a Berlino ne ha parlato, e in vista delle elezioni libiche (che non sono tanto in vista, dato che si parla del 24 dicembre p.v.), la Nato chiede alla Russia e alla Turchia di ritirare le loro truppe dal Paese (la Russia non ha il proprio esercito schierato nella parte orientale del Paese, ma un limitato contingente di miliziani (privati) della Wagner. 

Il “piccolo” particolare di cui nella NATO nessuno osa fare cenno di autocritica è che essi, Usa, Inghilterra e Francia in testa (con l’Italia a fare da supporto logistico per masochistico dovere di Alleanza), hanno bombardato e distrutto la Libia di Gheddafi lasciando il Paese nel caos, naturalmente facendo bottino di oro, come si usa nelle migliori tradizioni piratesche (ricordiamo che anche il Venezuela è stato depredato delle sue ricchezze d’oro).

Per concludere la giornata romana, si è svolta una riunione ministeriale della “Coalizione Globale anti-Daesh” (cioè contro le formazioni terroristiche islamiste) co-presieduta con il ministro degli esteri Di Maio: da tale incontro è emerso che l’Isis (Daesh) è vivo e che in Siria ci sono ancora 10mila miliziani attivi, ha detto Blinken. Non so chi e quanti abbiano partecipato a questa “riunione ministeriale”, ma i presenti si saranno guardati in faccia spero, qualcuno si sarà chiesto chi, in tutti questi anni ha sostenuto militarmente ed economicamente i gruppi fondamentalisti islamici, scatenati per rovesciare il legittimo governo di Assad? Governo che anche recentemente ha stravinto le elezioni con un tripudio di popolo nelle città della Siria, quasi tutte liberate. 

Concludendo, si potrebbe dire “non ci resta che piangere”, ma, facciamoci coraggio compagni e compagne, non dobbiamo perdere la fiducia, il sistema capitalistico e imperialista è nella sua parabola discendente, proprio per questo dobbiamo vigilare e mobilitarci per scongiurare i pericoli di guerra incombenti, puntiamo i nostri occhi su quanto sta avvenendo nel Mar Nero, con 12 giorni di manovre della NATO (Italia compresa), ove ci saranno continue provocazioni alla Russia e alla sua integrità territoriale (Crimea e non solo) e danni alle popolazioni del Donbass.

La lotta per l’unità dei comunisti, parte da qui, dalla consapevolezza profonda del mondo in cui viviamo.