Discorso del presidente Alexander Lukashenko al complesso commemorativo della fortezza degli eroi di Brest

Cari bielorussi! Compatrioti! Cari veterani! Ospiti e amici della nostra Bielorussia,
il 22 giugno 1941 per tutti i bielorussi è un giorno di memoria e dolore, una data che ha diviso la vita del popolo prima e dopo.

Quella domenica mattina d’estate divenne un terribile confine tra pace e guerra, tra luce e oscurità, tra vita e morte.

Un’armata spietata si mosse sulla nostra terra, portando morte e schiavitù. I nazisti non risparmiarono né gli anziani né i bambini. Più tardi, il 9 maggio 1945, i tedeschi definiranno quel giorno di giugno ‘fatale’ per la loro nazione.

80 anni fa, gli assassini di Hitler intendevano avanzare attraverso la Bielorussia con una marcia vittoriosa. Volevano attraversare la nostra terra con la stessa facilità e rapidità della Repubblica Ceca, come avevano attraversato il Belgio, l’Olanda, la Danimarca, la Norvegia, la Francia, la Grecia, la Polonia, in tutta l’attuale Unione Europea. Abbiamo percorso un cammino solenne. Gli amici e i nemici dell’URSS, all’inizio di luglio, si chiedevano quanto tempo avrebbe resistito il paese: due settimane, tre, forse un mese? E gli strateghi di Berlino avevano già pianificato una parata fascista sulla Piazza Rossa a Mosca.

Qui, presso queste mura della cittadella bielorussa di Brest, con le prime ore di guerra, scoppiò la guerra lampo nazista.

Ricordate questa parola per ogni occasione: “guerra lampo”. Scattò quando, negli ultimi minuti della sua breve vita, un nostro combattente scarabocchiò sul muro: “Sto morendo, ma non mi arrendo! Addio, Patria!”. Purtroppo non sappiamo il suo nome. Non conosciamo i nomi di molti difensori della fortezza di Brest, non sappiamo come morirono e dove furono sepolti. Ricordatevi di questo. Questa è una indicazione per noi.

Solo poche settimane fa, l’ultimo testimone di quegli eventi, Peter Kotelnikov, ci ha lasciato. Ma nella memoria delle persone il suo nome vivrà sempre, come i nomi dei suoi compagni d’armi: il tenente Kizhevatov, il capitano Zubachev, il maggiore Gavrilov e migliaia, migliaia di altri eroi sovietici. Furono loro a non permettere ai nazisti di conquistare la roccaforte sul fiume Bug in otto ore. Tre settimane dopo, iniziarono le battaglie sui lontani fronti a Smolensk e nella fortezza di Brest si continuò a combattere.

Cari amici!

Erano tempi terribili. Abbiamo seppellito un numero enorme di persone e ancora di più sono quelle scomparse. Onoriamo quindi la memoria degli eroi che, sacrificandosi, hanno salvato il mondo, la libertà e l’indipendenza, con un minuto di silenzio.

Gli invasori, e quasi tutta l’Europa combatterono allora contro l’Unione Sovietica, ma non capivano perché, anche nelle situazioni più disperate, il soldato sovietico non si arrendesse. Come poteva pensare anche solo di resistere o addirittura vincere? Anche oggi non siamo capiti dai discendenti di coloro che negli anni Quaranta hanno attraversato la terra bielorussa fino a Mosca, quelli che bruciarono case e uccisero persone. Si chiedono perché esistiamo ancora su questa terra come Stato. Apparentemente, non sono in grado di capirlo. Enormi risorse finanziarie sono oggi dedicate all’attuazione di una moderna guerra lampo “colorata”. Nell’ultimo anno abbiamo sperimentato le più avanzate tecnologie di guerra ibrida. I bielorussi chiedono sempre più: “Allora dovremo combattere?” In realtà, bielorussi, stiamo combattendo da molto tempo. È solo che la guerra ha assunto altre forme. Non ci saranno più quelle guerre. Non calpesteranno migliaia di soldati in queste terre. La guerra inizierà e inizia sempre, in condizioni moderne, dall’interno dello Stato.

Prendete qualsiasi “rivoluzione colorata”, come la chiamiamo noi, che ha avuto luogo negli ultimi decenni. Tutto è stato fatto per far saltare in aria la società dall’interno. E poi loro verranno a “salvarci”.

Si scrivono gli scenari, si assegnano i ruoli. Ci siamo appena rivelati più forti e più saggi…

Perché siamo noi a determinare il nostro destino. Decidiamo qui se sfidarli o no, aspettare che sfondino qui e ci facciano a pezzi, oppure no. Siamo uno Stato sovrano e indipendente. Così sarà in futuro!

Allo stesso tempo, questi squilibrati e i loro alleati chiedono il nostro aiuto. Ci chiedono di fermare l’immigrazione illegale. Migliaia e migliaia di disperati, usciti dai confini di quei paesi che loro hanno devastato e che hanno cercato di piegare e che, quando ci sono riusciti, hanno cominciato a distruggere, spingendo la gente attraverso l’Asia centrale, la Russia, verso l’Occidente “tollerante”. Li hanno indotti a farlo e oggi urlano: “Oh, i bielorussi non li proteggono”. Migliaia e migliaia di migranti illegali si sono diretti in Lituania, Lettonia e Polonia. Loro (i paesi occidentali, n.d.r.) ci chiedono di proteggerli dal contrabbando, dalla droga. Da oltre Atlantico si sente un richiamo: aiutateci, come prima, a fermare i materiali nucleari affinché non finiscano in Europa.

Voglio solo chiedere: siete là fuori, squilibrati del tutto? Avete scatenato una guerra ibrida contro di noi e pretendete che noi vi proteggiamo come prima?

Ci state strangolando con le vostre false informazioni, distruggendoci metodicamente e collettivamente, cercando di uccidere la nostra economia e vi aspettate che spendiamo centinaia di milioni di dollari, come prima, per proteggere i vostri interessi geopolitici? Solo dei pazzi possono pensarlo e contare sul nostro sostegno. Combattiamo contro questo problema come meglio possiamo. Se volete che combattiamo come prima, fate dei passi in questa direzione e non cercate di strangolarci. Ma tanto è inutile. Siete in ritardo, signori.

Ma c’è chi non avrebbe dovuto prendere parte a questa cospirazione collettiva: è la Germania, i tedeschi i cui antenati hanno ucciso non solo un bielorusso su tre, ma anche milioni di bambini non ancora nati durante la Grande Guerra Patriottica. Ottant’anni fa, in questo giorno, credo fosse così: caldo, leggero, una bella domenica. La gente riposava, i giovani avevano voglia di vivere, qualcuno stava per celebrare un matrimonio, qualcuno stava partorendo, qualcun’altro si stava preparando a dare alla luce dei bambini. E all’improvviso, in modo barbaro e criminale, alle quattro del mattino, migliaia di tonnellate di piombo sono piovute sulla testa dei residenti di Brest e dell’intera Bielorussia. Come si può chiamare questo?

Sono passati 80 anni, e allora? Una nuova guerra fredda? Guardate, cos’è questo, simbolismo? Oggi, 22 giugno, nella notte sono state introdotte sanzioni economiche contro il nostro popolo e le nostre imprese. 22 giugno. Di notte. In effetti, la storia non ha insegnato loro nulla.

Ma tutti gli 80 anni dopo il 1945 del secolo scorso, 80 anni, i tedeschi sono crollati in tutto il mondo, in tutta Europa. Invasero l’ex Unione Sovietica, ma poi si sono pentiti. Si pentirono, piansero, si inginocchiarono. Hanno chiesto di erigere monumenti, di seppellire i tedeschi non ancora sepolti, i fascisti che sono venuti nella nostra terra. E siamo stati disponibili e tolleranti. Va bene, lo siamo ancora. Coloro che hanno vinto questa guerra, coloro che hanno sofferto, sono stati angariati: hanno aperto i loro cuori e le loro anime e li hanno trattati umanamente. E poi?

Una dichiarazione di ieri: “Le sanzioni dovrebbero essere estese a interi settori dell’economia bielorussa”. Significa, rivolto a noi: lasciate che muoiano. Vorremmo chiedere all’autore di queste righe, un certo Maas, ministro degli Esteri tedesco: Sig. Maas, chi è lei? Un tedesco pentito o un erede nazista? Chi sei? La preghiamo di rispondere pubblicamente. Almeno davanti alla sua gente.

Ma non c’è bisogno di pentirsi in pubblico per i peccati dei loro predecessori. È inutile, per queste confessioni che abbiamo ascoltato di recente a Trostenets. Ricordate, dai presidenti di Austria e Germania… Ma nessuna parola può più nascondere le loro vere intenzioni.

Non dovreste solo pentirvi: dovreste inginocchiarvi davanti al popolo bielorusso per i cento anni a venire e ringraziare di aver potuto nascere dopo quella guerra. Dovreste fare di tutto per guarire le ferite di quella guerra nei nostri cuori e nelle nostre anime. Non ci dovreste strangolare, dovreste portarci in braccio: tedeschi, polacchi, la cosiddetta Unione Europea. Perché vi abbiamo salvato dalla peste bruna. Oggi camminereste con noi e l’intero popolo sovietico, come schiavi se avessero avuto il sopravvento.

E non abbiamo bisogno di cullarci con storie sulle esercitazioni difensive e sulla pace della NATO. Ci siamo ingozzati, dal 1941, delle vostre menzogne, quando vi avevamo creduto e non abbiamo imparato dalla storia, dopo la nostra Vittoria; vi abbiamo poi dato l’Est Europa, i cosiddetti paesi del Patto di Varsavia, in cambio delle vostre promesse che non avreste mai fatto un passo verso la nostra direzione, e voi, come è di moda dire ora, espandete la NATO a est. Non siete nemmeno dei bugiardi, siete dei malfattori!

Avete mentito tutto il tempo, ci avete sempre ingannato. Ma oggi non funzionerà: faremo di tutto per proteggere la nostra terra! E questi sono i nostri figli, che sono qui, sotto le bandiere dei vincitori, per ricordare! Faremo di tutto per assicurarvi di vivere una vita tranquilla sulla vostra terra. Siete ucraini, bielorussi, russi, polacchi, ebrei, tartari, tutti voi che vivete qui su questa terra. Questa è la vostra terra! Non vi attendono da nessuna parte, e non credete a queste promesse che, dopo avervi dato, ad esempio, un visto, vi accoglieranno lì a braccia aperte.  

Questa è la vostra terra! Abbiate cura di lei, bielorussi, apprezzatela! Perché non appartiene solo a noi, appartiene ai nostri figli e nipoti. Devono avere questo pezzo di terra su cui vivranno e cresceranno i loro figli.

Il fatto che l’Occidente continui a sognare una nuova “corsa verso l’Est”, il dominio del mondo e il sequestro di ricche risorse a est della Bielorussia, lo vediamo perfettamente.

Poi, dopo la guerra, non ci sarà più nessuno a ricostruire l’economia distrutta… L’arroganza dell’informazione non ha portato i risultati sperati. Ora siamo di fronte a una bastonata economica. Vorrei sapere: cosa c’è dopo? Un intervento? Dimenticatelo, state fermi! Vi costerebbe caro.

Facce eleganti, dalle alte tribune dall’altra parte del confine, mentono spudoratamente su suggerimento di fuggiaschi, secondo cui il popolo bielorusso stesso, implora sanzioni contro se stesso. Presumibilmente, i bielorussi sono pronti a soffrire per il bene di un effimero futuro luminoso, che questi buoni zii porteranno loro sulla punta delle loro baionette.
Sì, svegliatevi una volta per tutte, folli e smarriti! Dopotutto, ci sono stati molti casi simili nella nostra storia in cui ci hanno promesso, promesso molto: hanno promesso di creare libertà, indipendenza e uno Stato dei bielorussi…sulla punta delle baionette. E cosa è successo? Il risultato dell’ultima guerra: una persona su tre è stata sepolta! Quanti sono stati mutilati, non solo fisicamente, quanti destini e cuori sono stati mutilati!

Sanzioni, provocazioni… volevo solo chiedervi: lo fate appositamente? Volete mettere alla prova i confini per forza e la nuova generazione di bielorussi del loro patriottismo? Proviamo. Ascoltate, la storia non vi ha insegnato niente? Guardate, come 80 anni fa, la regione è sull’orlo di un conflitto globale. Faccio appello anzitutto, ancora una volta, ai popoli dei nostri paesi vicini, polacchi, lituani, lettoni, ucraini: destatevi! Destatevi prima che sia troppo tardi, opponetevi a questi politici. Guardate che bel mondo! E in questo mondo abbiamo sempre vissuto normalmente, come vicini di casa, condiviso un pezzo di pane, ci siamo frequentati. Fermiamoci a quest’ultima caratteristica! Domani sarà tardi.

È possibile che tra gli ucraini, i lituani, i lettoni, i polacchi, con i quali i bielorussi sono sempre stati amici, ci sarà chi è pronto a sacrificare la propria vita pacifica per amore della follia e delle ambizioni dei singoli leader di questi stati? Politici che davvero non si preoccupano del nostro popolo bielorusso e dei loro popoli, dei loro destini e del nostro stato bielorusso!

Lo ribadisco nuovamente a coloro che ancora non capiscono. Comprendete una volta per tutte: non cederemo la nostra terra natale, l’indipendenza e la sovranità a nessuno! Resisteremo comunque! Vorrei solo umanamente. Come sempre.

Il mondo di oggi non è limitato alla sola Unione Europea. Ci sono abbastanza paesi responsabili e intere regioni del pianeta con cui continueremo a cooperare strettamente. La verità è sulle nostre spalle e noi siamo gli eredi di una grande generazione che ci ha donato la vita, la libertà e l’indipendenza. Ricordatevi, bielorussi: non solo ciò che diciamo, ma anche ciò che pensiamo, vedono lì, dal cielo, e sentono. Ricordate questo! Oggi vi dico questo, auspicandomi che ci ascoltino. Devono sapere che non sono morti invano.

Quel sacro esercito oggi ci aiuta a prenderci cura della nostra cara Bielorussia. Ci aiuta, prima di tutto, come esempio di resistenza inflessibile, coraggio e dedizione mostrati durante la Grande Guerra Patriottica.

Oggi glorifichiamo l’impresa del nostro popolo, onoriamo i veterani e ci addoloriamo per i morti.

Inchiniamo il capo agli eroi e alle vittime innocenti della guerra. Ricordate: questo ricordo è sacro e incrollabile. E mentre questo ricordo è in noi, noi esisteremo per vivere sempre con dignità, per vivere non in ginocchio. Così è, così deve essere e così sarà sempre!