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Aggiornamento sul Mali

“Mentre si attende che il nuovo premier (Moctar Ouane) proponga i nomi
del nuovo esecutivo, il presidente ad interim Bah N’Daou sta trattando
con le forze politiche e con il Movimento 5 giugno – ispiratore del golpe –
la redazione della Carta della transizione”

di Mariano Guzzini (29 settembre 2020)

L’importante articolo del nostro collaboratore Guadi Calvo, scritto lo scorso 21 agosto, vale a dire due giorni dopo il colpo di stato, può essere aggiornato, poiché ovviamente, nel mese abbondante che è trascorso, sono successe molte cose, che è opportuno mettere a fuoco.

I militari che hanno preso il potere nel Mali hanno scelto come presidente provvisorio ad interim il colonnello maggiore della riserva Bah N’Daou, ex ministro della Difesa, che ha giurato ed è entrato in carica venerdì 25 settembre. Due giorni dopo la cerimonia dell’insediamento, domenica 27 settembre, è stata annunciata la nomina del nuovo Primo Ministro, nella persona di Moctar Ouane.

Sessantaquattrenne, già ambasciatore alle Nazioni Unite e ancor prima ministro degli Esteri, Ouane ha due primari obbiettivi da conseguire in tempi brevi: far togliere le sanzioni imposte in seguito al colpo di stato dalla Cedeao (l’organismo economico composto dai paesi dell’Africa occidentale, noto anche come Ecowas) e ristabilire il dialogo pieno con i partner internazionali (a partire da quelli europei).

Il primo obbiettivo appare lontano, in quanto la Comunità economica ha già fatto sapere che non intende togliere le sanzioni.

Il secondo obbiettivo potrà essere agevolato dal fatto di essersi formato alla École nationale d’administration di Strasburgo, essendo fondamentale per il Mali riprendere i rapporti con la Francia, un partner commerciale che – come ha già ricordato Guadi Calvo –, ha nella regione una forza di 5 mila militari inviati con la missione “Barkhane”.

Alla suddetta missione, ma anche a quelle complementari dell’ONU e della Unione Europea (“Minusma” e “Takuba”) ha fatto riferimento nel discorso di insediamento il colonnello Bah N’Daou (“… ed esorto anche il popolo maliano a sostenere i nostri alleati come pure le forze impegnate nell’operazione Barkane, Minusma e nella task force Takuba”). Il punto è delicato, in quanto diversi esponenti dell’opposizione maliana sono estremamente critici riguardo alla presenza delle truppe straniere nel loro territorio nazionale.

Del resto, i partiti di opposizione hanno immediatamente respinto l’offerta di una vasta alleanza capace di affrontare le emergenze sociali ed economiche, e quelle militari.

Mentre si attende che il nuovo premier (Moctar Ouane) proponga i nomi del nuovo esecutivo, il presidente ad interim Bah N’Daou sta trattando con le forze politiche e con il Movimento 5 giugno – ispiratore del golpe – la redazione della “Carta della transizione” per individuare un percorso comune in grado di affrontare la difficile situazione interna.

Intanto, il blocco di paesi dell’Africa occidentale (Benin, Burkina Faso, Capo Verde, Costa d’Avorio, Gambia, Ghana, Guinea, Guinea-Bissau, Liberia, Niger, Nigeria, Senegal, Sierra Leone, e Togo – l’Ecowas –) ha adottato la linea dura contro gli insorti, subordinando il ritiro delle sanzioni al rapido ripristino di un governo civile. Con particolare interesse degli stati che già sono interessati in vario modo ad agitazioni popolari e a tensioni integraliste. Primi tra tutti la Costa d’Avorio e la Guinea.

Le sanzioni prevedono restrizioni commerciali e includono il divieto di scambi e di flussi finanziari. Tuttavia, non limitano la circolazione dei beni di prima necessità, dei farmaci e delle attrezzature per combattere la pandemia di coronavirus, nonché di carburante e di elettricità.

Per quanto riguarda l’Unione Europea, non si hanno notizie di iniziative specifiche.

Il Consiglio, a fine marzo di quest’anno, confermando la pulsione neocolonialista dell’Ue in Africa, ha ampliato la portata della missione militare EUTM Mali, prorogandone il mandato fino al 18 maggio 2024. Il bilancio dell’intervento, indicativo, sarebbe pari a 133,7 milioni di euro per un periodo di quattro anni. Il comando della missione ha sede a Bamako (capitale del Mali) e il comandante è il cittadino portoghese Joāo Boga Ribeiro, brigadiere generale, dal dicembre 2019.

Del golpe in Mali si sono fuggevolmente occupati i ministri della difesa europei nel corso dell’incontro “informale” di Berlino del 26 settembre scorso. Il loro apparente attendismo, espresso solo in relazione agli esiti di quest’ultimo intervento dell’esercito del Mali, mentre come abbiamo visto il rafforzamento militare Ue in vista dell’Africa è in atto,  è il riflesso della stessa politica generale dell’Ue nei confronti del Mali e di altre importanti aree dell’Africa: guidare, mettersi alla testa di ogni nuovo potere che si costituisce, subordinandolo al dominio del neoimperialismo europeo.