L’agenzia Associated Press riporta (il 6 luglio 1921) l’abbandono da parte delle truppe statunitensi della “più grande base aerea” dell’Afghanistan ed “epicentro della guerra americana per mandare via i talebani e dare la caccia ad al-Qaeda”: 

“Gli Stati Uniti hanno abbandonato la base aerea di Bagram dopo quasi 20 anni, hanno staccato la corrente e sono partiti nel cuore della notte senza avvisare il nuovo comandante della base afghana, che si è accorto solo più di due ore dopo della loro partenza”. Hanno abbandonato “3,5 milioni di articoli”, oggetti vari, tra cui “migliaia di veicoli civili, molti dei quali senza chiavi di accensione”. La base aerea di Bagram è “arrivata ad ospitare 100.000 soldati statunitensi” ed era “della dimensione di una piccola città, utilizzata esclusivamente dagli Stati Uniti e dalla NATO”, tra cui “un ospedale con 50 posti letto” e “una prigione con circa 5000 detenuti”. 

Decenni di interferenze statunitensi, inclusi 20 anni di occupazione militare, hanno distrutto l’Afghanistan. Il Watson Institute della Brown University stima che il bilancio delle vittime causato dalla guerra sia di quasi 250.000 persone dall’invasione del 2001, con un costo di $2,26 miliardi negli Stati Uniti (watson.brown.edu/costsofwar). L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati stima in 5,5 milioni i rifugiati o sfollati all’interno del paese. 

L’interferenza degli Stati Uniti era inseparabile dalla promozione del terrorismo fondamentalista (ricordate i mujahedin ricevuti da Reagan alla Casa Bianca negli anni ’80 e il suo finanziamento multimilionario da parte degli Stati Uniti). Ma anche dal traffico di droga, con effetti drammatici per i popoli, ma magnifici per il sistema finanziario del capitalismo. L’interferenza degli Stati Uniti negli anni ’80 coincide con l’inizio della produzione di oppio su larga scala in Afghanistan (UNODC, World Drug Report 2010, Agenzia delle Nazioni Unite per la droga), un paese che “nel 2020 è responsabile dell’85% della produzione mondiale di oppio” (www.unodc.org , World Drug Report 2020). 

C’è stato un anno, in questo periodo, in cui la coltivazione del papavero venne praticamente eliminata (dai talebani): l’anno 2001. È interessante notare che esso si è concluso con l’invasione degli Stati Uniti in ottobre e con i susseguenti livelli record di produzione di oppiacei. Un’escalation prevista, prima delle dichiarazioni da parte di un ex agente antidroga della polizia di Los Angeles diventato dissidente dopo aver compreso il profondo coinvolgimento dei servizi segreti statunitensi nel traffico globale di droga (da thewilderness.net, The Lies about Taliban Heroin, 10.10.01). 

Coinvolgimento documentato in libri di autori americani come il professore universitario Alfred W. McCoy (The Politics of Heroin: CIA Complicity in the Global Drug Trade); l’ex diplomatico canadese Peter Dale Scott (Drugs, Oil, and War: The United States in Afghanistan, Colombia, and Indocina); Gary Webb (Dark Alliance) o Douglas Valentine (The CIA as Organized crime: How Illegal Operations Corrupt America and the World).

La partenza ufficiale delle truppe di terra statunitensi simboleggia il fallimento della strategia di coinvolgimento militare diretto, con costi economici e politici insostenibili. Ma sarebbe illusorio pensare che rappresenti la fine della sovversione imperialista in Afghanistan e nella regione. Cercheranno di raggruppare le forze per affrontare i nuovi “principali nemici” degli USA/​NATO. C’è da aspettarsi operazioni aeree, truppe speciali e bande in stile ISIS nella speranza che il caos e la disintegrazione del Paese colpiscano i suoi vicini: Iran, Cina, Russia. Spetta ai popoli della regione porre definitivamente fine all’ingerenza imperialista.