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Incredibile ma vero, la Nato è stata ufficialmente candidata al premio Nobel per la pace 2019, dopo Obama, anche lui premiato con questa prestigiosa onorificenza nel 2009, è ora, forse, il turno dell’Organizzazione del Trattato dell'Atlantico del Nord. In realtà, passato il naturale ribollio di sangue che una tale notizia può suscitare in ognuno di noi, tale candidatura è supportata dalla narrativa che da oltre 70 anni l’accompagna e cioè di essere un baluardo nella difesa della pace, della cosiddetta “stabilita”, che è la stabilità del sistema capitalistico imperiale, della libertà e della democrazia, dei diritti umani, ecc., ecc., insomma di tutti quei valori che l’Occidente si è attribuito. Padroni assoluti di questa Alleanza sono per definizione e di fatto gli Stati Uniti d’America.

La Nato alla sua nascita (4 aprile del 1949) raccoglie l’adesione di 12 Paesi, fra cui l’Italia; nel ’52 aderiscono Grecia e Turchia, nel ’55 ne entra a far parte la Germania occidentale, la Spagna nell’82. Da quel momento ebbe inizio quel lungo periodo che venne definito “Guerra fredda”, ovvero la contrapposizione tra occidente capitalistico e blocco euroasiatico sovietico e socialista, con la relativa, costosa e pericolosa, corsa agli armamenti sia convenzionali che nucleari.

Attualmente fanno parte della Nato ben 30 Paesi, la maggior parte dei quali sono entrati farvi parte a seguito della dissoluzione dell’Unione Sovietica nel ’90/’91 e dello stesso scioglimento del Patto di Varsavia (ovvero l’alleanza contrapposta formatasi nel 1955) dei Paesi del blocco sovietico. Fu così che nel periodo tra il 1999 e il 2004 entrano nell’Alleanza Atlantica altri 10 Paesi, quasi tutti confinanti con la Russia. Successivamente l’Albania e la Croazia (2009), il Montenegro (2017) e da ultima, nel 2020, la Macedonia del nord.

Ma davvero gli Usa e la loro “santa” Alleanza atlantica, sono i garanti della pace, della democrazia e dei diritti umani? Di seguito osserveremo che, dal ’45 in poi, tutti i Presidenti statunitensi hanno iniziato o continuato una guerra. Vediamo questo loro “glorioso” curriculum:

 • Guerra di Corea (Truman) dal 1945 al 1953;

 • Guerra di Corea (Eisenhower) dal 1953 al 1961;

 • Vietnam (John Kennedy) dal 1961 al 1963;

 • Cuba (John Kennedy) 1961 tentativo di invasione con truppe mercenarie;

 • Vietnam (Johnson) dal 1963 al 1969;

 • Vietnam (Nixon) dal 1969 al 1974;

 • Vietnam (Ford) dal 1974 al 1977 (Ford chiese al Congresso di fermare l’avanzata della Corea del nord verso Saigon, “capitale” della Corea del sud, ma il Congresso disse di no);

 • Afghanistan (Carter) aiuto militare ai ribelli Mujahedin contro il governo di Kabul sostenuto dalle truppe sovietiche;

 • Fine della “Guerra fredda” (Reagan) 1981-1989 firma dei trattati con l’Urss di Gorbaciov sulla riduzione e controllo degli armamenti nucleari;

 • Isola di Grenada (Reagan) 1983 invasione dell’isola per rovesciare un governo di sinistra;

 • Libia (Reagan) 1986 bombardamento di Tripoli per colpire Gheddafi;

 • Iraq (George Bush) dal 1989 al 1993 I° Guerra del Golfo per fermare Saddam in Kuwait;

 • Panama (George Bush) 1989 per abbattere governo di Noriega;

 • Jugoslavia (Clinton) 1993-2001 raid aerei contro la Serbia e i serbi di Bosnia, guerra del Kosovo e caduta di Milošević. Nel 1999, dal 24 marzo al 10 giugno per 78 giorni, per la prima volta, la Nato, con l’Italia in prima linea, bombarda la Serbia e la sua capitale Belgrado, causando 3.500 morti (tra cui 89 bambini) e migliaia di feriti. La Nato di fatto cessa di essere, anche formalmente, una alleanza difensiva per diventare a tutti gli effetti un braccio armato, garante del “nuovo ordine mondiale” degli Usa e dell’occidente imperialista;

 • Afghanistan (George Bush) 2001-2009 massicci raid aerei sul territorio dell’Afghanistan in risposta all’attentato delle Torri gemelle di NY di cui non si sono mai accertati mandanti ed esecutori. Invio di truppe di terra sia Usa che della coalizione Nato, comprese truppe italiane tutt’ora presenti nel Paese;

 • Iraq (George Bush) 2003-2011 II° Guerra del Golfo bombardamenti e invasione dell’Iraq da parte Usa e coalizione Nato (Italia compresa) quella in cui Colin Powell al Consiglio di Sicurezza dell’ONU agitò la fialetta contenente antrace per dimostrare che Saddam aveva depositi di armi chimiche, poi rivelatasi un falso;

 • Iraq (Obama) 2009-2017 concluse nel 2011 la guerra in Iraq e iniziò la guerra in Siria, in Libia con l’uccisione di Gheddafi, proseguì quella in Afghanistan, poi in Yemen, Somalia e Pakistan. Nel 2014 ha sostenuto politicamente e militarmente il rovesciamento del legittimo governo di Janukovyć in Ucraina e insediato con un colpo di mano paramilitare, un governo infarcito di forze reazionarie e apertamente filonaziste. È stato il Presidente che ha tenuto in Guerra gli Usa per più tempo, sempre con la partecipazione dei fedeli alleati Nato. Tutto questo gli valse il premio Nobel per la Pace;

 • Siria (Trump) prosegue la guerra in Siria e nello Yemen, rompe gli accordi sul nucleare con l’Iran e applica pesanti sanzioni cui aderiscono i Paesi della “Santa” Alleanza, tenta in ogni modo di rovesciare il Governo e il Presidente del Venezuela, organizza un colpo di Stato in Bolivia cacciando il Presidente Morales.

Nelle guerre di cui sopra, si stima siano morte tra i 20 e i 30 milioni di persone, in gran parte civili.

Gli accordi sul controllo degli armamenti nucleari firmati da Reagan e da Gorbaciov, quello sui missili nucleari a corto e medio raggio in Europa (trattato INF) stipulato l’8/12/1987 e quello sulla riduzione dei missili nucleari strategici (trattato START 1) firmato da Bush e da Gorbaciov il 31/07/1991 proprio in coincidenza dello scioglimento del Patto di Varsavia e il successivo periodo di presidenza Eltsin fautore, nell’autunno del ’91, di un colpo di Stato (il palazzo del Parlamento a Mosca fu bombardato a colpi di cannone causando centinaia di morti) e rimasto in carica sino al 1999, segnano la fine temporanea della “Guerra fredda”.

A questo punto, nei piani dell’imperialismo statunitense c’è quello di consolidare la supremazia ideologica, culturale, economica e militare raggiunta. In Russia, dopo Eltsin e su indicazione dello stesso, viene eletto presidente Putin, i suoi primi passi sono cauti, moderati, tanto che per un periodo si ventilò la possibilità che la Russia potesse entrare essa stessa a far parte della Nato. Putin, forse chissà, con la cartina geografica sul tavolo, capì che qualcuno gli stava di fatto puntando una pistola alla tempia. La Nato si consolidava in tutti gli Stati confinanti con la Russia ed era spudoratamente intervenuta nel conflitto nella ex Jugoslavia, bombardando pesantemente la Serbia e imprigionando Milošević. Nello stesso tempo era ripreso con ancora più vigore il conflitto armato in Cecenia contro i separatisti islamici sostenuti dall’Arabia Saudita e dagli Stati Uniti con al seguito il tam tam dei media occidentali in funzione antirussa. La guerra cecena durò sino all’aprile del 2009 con uno strascico di morti e attentati terroristici compiuti dai gruppi islamisti, con la vittoria e la ripresa del pieno controllo del territorio da parte dell’esercito russo e delle forze lealiste.

In questi ultimi 15/20 anni sono avvenute alcune cose che hanno cambiato il quadro della situazione internazionale: la Russia ha recuperato terreno nei settori tecnologici dell’industria militare, tanto da essere oggi, soprattutto nel settore missilistico, avanti rispetto agli altri concorrenti. La Cina diventa la prima potenza industriale, primeggia nei settori tecnologici di punta, potenzia tutte le sue principali infrastrutture, si rafforza dal punto di vista militare e aumenta notevolmente la sua influenza nel mondo. L’idea di un mondo unipolare americanocentrico viene messo in discussione dai fatti; in questa nuova situazione, si fa sempre più nervosa la reazione delle forze imperialiste capitanate dagli Usa su tutta la linea del confronto e dello scontro e il mondo può pericolosamente precipitare in una guerra devastante che solo la lotta dei popoli uniti può contrastare ed evitare.

Tutta una serie di segnali ci indicano che gli Stati Uniti stanno spingendo nella direzione dello scontro per ristabilire il loro dominio assoluto sul mondo e, tanto per essere “diplomatici”, dichiarano senza mezzi termini che il nemico da combattere sono la Russia e la Cina, lo ripetono costantemente ai propri alleati e a tutti i Paesi del mondo come un monito chiaro e preciso: isolare, cercare di impedire, scoraggiare ogni relazione amichevole, diplomatica, commerciale, collaborativa con questi due Paesi. Ogni giorno è buono per screditare, creare il sospetto, additare Russia e Cina di ogni tipo di malevoli secondi fini e trame, lo stiamo vedendo pure in questi ultimi tempi di emergenza per il diffondersi nel mondo, e in particolare nel nostro Paese, della pandemia da Coronavirus. In tale meschina attività di screditamento utilizzano il potente sistema mediatico di (dis)informazione che opera sotto il loro controllo e la loro influenza a livello globale. Tutti i Paesi che cercano di respingere e di resistere alle loro pressioni vengono a loro volta ricattati, intimiditi, sanzionati e persino minacciati.

Il conflitto in Siria segna una svolta nell’atteggiamento della Russia nei confronti dell’espansionismo geopolitico e militare degli Usa/Nato, idem dicasi per la Cina nell’area del Pacifico, un argine per il contenimento della protervia e della aggressività statunitense e della Nato che è essenziale per garantire non solo la propria sicurezza, ma pure quella di altri Paesi che vivono nell’incubo concreto di un’aggressione politica, economica e militare, diretta o indiretta tramite il rovesciamento con colpi di stato civico-militari come il Venezuela, la Bolivia, il Nicaragua, Cuba, l’Iran, la Siria e l’Iraq, questi ultimi due in parte, di fatto, occupati militarmente.

L’Amministrazione Trump sta facendo pressioni verso gli alleati Nato, un po’ riottosi, per aumentare il budget delle spese militari almeno al 2% del Pil, nel mentre gli Stati Uniti promettono un aumento delle loro spese militari sino al limite dei 1.000 miliardi di dollari, per diventare i dominatori dello spazio e per rimanere i primi (the first), nel dominio dei mari, dei cieli, dell’intelligenza artificiale e della cibernetica.

Nel confronto con la Russia, il terreno principale dello scontro è e rimane l’Europa. Come già detto, da oltre un ventennio, la Nato si è allargata a dismisura sino ai confini della Russia, è in corso il potenziamento delle basi militari, della logistica, dei dispositivi e mezzi militari, compresa la installazione dei nuovi sistemi antimissile basati a terra AEGIS (compresivi di sistemi radar) in Romania e in Polonia; anche la Spagna ha messo a disposizione una base navale per ospitare sistemi AEGIS su navi, a questi si aggiungeranno sistemi antimissilistici e antiaerei Thaad, Patriot, Samp/T (francese) e PAAMS. I sistemi AEGIS e altri cosiddetti antimissile possono peraltro essere facilmente utilizzati anche per lanciare missili di attacco a corto e medio raggio, che in Europa sarebbero vietati dal trattato INF. Naturalmente gli Usa accusano la Russia di aver violato questo trattato, ma non vengono portate le prove tangibili di una tale violazione. A tal proposito va evidenziato che con tali missili la Nato può colpire con testate nucleari in pochi minuti tutta la parte della Russia europea (cioè sino alla catena montuosa degli Urali), cioè il cuore pulsante del Paese. Per rispondere in modo speculare a un tale dispiegamento, la Russia è come se dovesse posizionare analoghi sistemi a Cuba o in Messico. Insomma si tratta di una questione non nuova, la storia si ripete (crisi dei missili a Cuba 1962 e vicenda degli euromissili iniziata nel 1979 e conclusasi poi con il trattato INF del 1987 tra Reagan e Gorbaciov) e non è una buona notizia. Inoltre, la Nato ha posizionato i bombardieri strategici invisibili B-2 Spirit sul suolo europeo, verosimilmente in Portogallo e/o in Gran Bretagna; tali bombardieri il cui costo supera e 2 miliardi di dollari (sì, avete capito bene, 2 miliardi cadauno e con ciò risultano essere gli aerei più costosi al mondo), hanno una capacità di carico nucleare di 16 bombe nucleari B-61 o B-83 con una potenza massima complessiva di 1.200 bombe di Hiroshima, possono anche trasportare 80 bombe non nucleari di grande potenza, a guida satellitare, sono progettati per penetrare le difese nemiche sotterranee e per effettuare un attacco nucleare di sorpresa, in ciò affiancando i caccia F35 anch’essi dispiegati in Europa, Italia compresa, che saranno presto armati con le bombe nucleari B61-12.

Il nostro Paese, l’Italia, con le oltre 100 basi militari Usa e Nato sul suo territorio, dotate di mezzi navali e sommergibili nucleari, F35 e F16, Droni aerei a lunga gittata che possono raggiungere sia il Medio Oriente che la Russia, sono in grado di corrispondere alla nuova e aggressiva strategia nucleare atlantica del primo colpo di sorpresa, “first strike”.

LA NATO AI TEMPI DEL CORONAVIRUS

Il mondo è a un passaggio epocale non solo per le cose dette sopra, ma anche per l’essere nel mezzo di una pandemia influenzale di Coronavirus, il cosiddetto Covid-19. Non è compito, in questa sede, andare nel merito degli aspetti medico-sanitari e sociali e politici delle misure prese o non prese, dal Governo, dalle Regioni e dalle varie “task force” incaricate di affrontare il problema, ma quello di considerare i vari rapporti trai i vari Paesi, sia all’interno della Ue che in particolare con le tre principali potenze (Usa, Cina e Russia), e l’Italia, soprattutto in materia di aiuti e forniture di materiali e personale sanitario.

È evidente che tra Usa e Cina sia sorto un reciproco sospetto di colpa, se non di deliberata intenzione, nell’innesco della pandemia e che tale questione possa, come minimo, avanzare pretese di risarcimento a triplo zero di miliardi. Una cosa è certa, che non sarà la Cina ad alzare il tono della voce, per il semplice motivo che non ne ha interesse. La pandemia è ancora in corso e bisognerà vedere come impatterà nei diversi Paesi e continenti. Sicuramente la situazione non giova ad allentare la tensione internazionale, tutt’altro.

Tutti sappiamo come l’Italia sia stata particolarmente colpita dal Covid-19 e di come tale emergenza abbia mostrato tutte le criticità del nostro sistema sanitario e le pochezze della nostra classe politica e dirigenziale, pur con qualche eccezione. Ma, come tutti hanno potuto vedere, chi ci ha aiutato, chi ci ha dato il più tempestivo e corposo aiuto in questo momento di grave difficoltà? La Cina, la Russia e Cuba. Cosa hanno fatto i vari Paesi dell’Ue? Cosa gli Stati Uniti? Non molto, anzi nel mentre la Russia ci inviava 15 Ilyushin 76 carichi di materiali sanitari e mezzi per la disinfezione, medici e infermieri, e la Cina tempestivamente iniziava a inviarci materiale e  personale medico e Cuba soprattutto medicine, medici e infermieri, altri Paesi nostri alleati Ue e Nato, erano più concentrati ad accaparrarsi materiali sanitari, ognuno per se stesso, salvo poi, con ritardo e più che altro per recuperare un po’ di “savoir faire” nei nostri confronti, inviarci il loro contributo, ma senza esagerare. Trump si è impegnato a inviarci quantitativi di aiuti pari a 100 mln di dollari (meno del costo di un F35, tanto per capire), purtroppo la pandemia sta colpendo pesantemente gli Usa, quindi è bene che l’Amministrazione statunitense si concentri sui problemi interni. Un episodio emblematico, però, forse va ricordato: alcune settimane fa, dai magazzini della base navale Nato di Taranto è partito un carico di aiuti, con tanto di attrezzature per un ospedale da campo… per la Lombardia? Per l’Emilia Romagna? Per le Marche? No, per il Lussemburgo. Cose che possono capitare a far parte della Nato.

Per rendere l’Italia un Paese veramente sovrano ai sensi della Costituzione e in particolare dell’art. 1 e dell’art. 11 della stessa, per impedire che esso, il nostro popolo, sia trascinato, coinvolto nelle guerre americane o peggio ancora, nella Guerra della “santa” Alleanza Nato contro le potenze dichiarate nemiche a ogni piè sospinto dagli Stati Uniti e cioè Russia e Cina, bisogna prendere il coraggio tra le mani e dichiarare l’uscita dell’Italia dalla Nato e delle sue basi dal nostro territorio. Non per diventare un Paese avulso, isolato, rinchiuso su se stesso, ma tutt’altro, per essere un Paese neutrale, aperto al dialogo con tutti i Paesi che rispettano il diritto internazionale sancito dalla carta delle Nazioni Unite, cooperativo, solidale, difensore della Pace e del diritto di ogni popolo all’autodeterminazione e all’autogoverno del proprio destino.

Punto primo:

uscire dalla NATO

 

di Alessandro Belfiore

Comitato No Guerra No Nato