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Operai, nuovi attacchi

alle condizioni di vita

Un unico Partito Comunista in Italia,

se non ora quando?

 

di Alessandro Belardinelli

Operaio; RSU Fiom Whirlpool Fabriano

La drammatica crisi sanitaria che ha investito il nostro Paese in questi ultimi mesi, con grande intensità, sta evidenziando tutte le inefficienze strutturali che decenni di politiche liberiste, segnate da tagli e privatizzazioni senza precedenti al SSN, hanno determinato e che spinge la Politica e le forze sociali a una profonda riflessione, per correre ai ripari e non diventare un Paese, in prospettiva, che non ce la fa ad offrire livelli efficaci di cure essenziali a tutta la popolazione.

Nello stesso tempo il sistema economico neo-liberista, già claudicante da oltre un decennio di stagnazione dovuta alla compressione dei redditi disponibili per le famiglie e alla disoccupazione e precarietà crescenti, sta mettendo a dura prova la qualità della vita di larghe fasce della popolazione e sta mostrando tutta la sua avidità e incapacità a migliorare le condizioni socio-economiche dei ceti popolari e l’insita impossibilità a redistribuire le ricchezze. Prova ne è la concentrazione esponenziale di capitali nelle mani di una casta di padroni che conta meno del 10% della popolazione e che detiene i mezzi di produzione materiale e immateriale.

Questa casta che fa leva sulle disuguaglianze sociali, interessa esclusivamente le dinamiche finanziarie del mercato (unico Dio) con il mantenimento del processo di accumulazione individuale. Così come avvenuto dopo la grave crisi economica del 2008-2012, oggi ci si interroga su come ripartire dopo lo shock causato dalla pandemia globale. All’epoca i governi imboccarono la strada della socializzazione delle perdite e i debiti provocati dai fallimenti finanziari furono coperti dagli stati, i quali applicarono politiche di austerità per ridurre un debito pubblico accumulato da decenni di regole “deviate” che l’Unione Europea ha imposto con i suoi trattati anteponendo il mercato e le speculazioni finanziarie al benessere sociale dei popoli. Tutto il peso delle crisi ricade sempre sulle fasce più vulnerabili; oggi siamo davanti allo stesso bivio e i governi devono scegliere chi dovrà sostenere i costi di questa crisi ancora peggiore delle precedenti. In quest’ottica assume grande rilevanza il tema dell’introduzione di una tassa patrimoniale rivolta ai ricchi e super ricchi sui beni mobiliari, immobiliari e finanziari e una web-tax per intercettare i profitti di chi si sta avvantaggiando dalla crisi attuale come le grandi piattaforme ICT e i grandi player del web.

Calandoci nelle situazioni più particolari, la mia personale esperienza nel fabrianese con Indesit prima e in Whirlpool poi, come delegato di fabbrica RSU Fiom, mi consegna una foto di come un intero distretto dell’elettrodomestico è letteralmente imploso e quasi scomparso nell’arco di un decennio; per capire il livello di impoverimento che è stato pianificato dai potentati politico-familiari dei Merloni, basta confrontare gli attuali livelli occupazionali metalmeccanici di Fabriano con quelli di dieci anni fa e per dare un idea, solo nell’azienda dove lavoro, siamo passati da 3.200 addetti , tra operai e impiegati, ai 1.100 di oggi,  che subiscono ogni mese perdite salariali importanti dovute agli ammortizzatori sociali che ci accompagnano dal 2009 e che non accennano a diminuire la loro incidenza e causa di esuberi mai riassorbiti per le delocalizzazioni produttive e amministrative che ancora proseguono senza tregua. Inoltre, sono cambiate le condizioni di lavoro con ritmi e carichi insostenibili nel medio periodo per chiunque e lo dimostrano le crescenti malattie professionali che hanno causato, ad un lavoratore su tre, la classificazione di operaio con “ridotte capacità lavorative” che non può più lavorare in linea e pertanto collocato in postazioni accessorie con la penalizzazione di dover fare il doppio delle giornate di cassa integrazione rispetto a chi resiste alla catena di montaggio. Molti compagni di fabbrica, che sono al mio fianco alla catena di montaggio, nascondono spesso le patologie per evitare di essere classificati RCL e subire ulteriori perdite salariali che sarebbero insostenibili. Questa condizione al limite, insieme alle ultime forzature della Whirlpool Italia per ripartire già dopo Pasqua  senza accordo sindacale e autorizzazione formale del Governo, oltre che senza diminuire la capacità produttiva e i ritmi di lavoro ma consegnando le mascherine chirurgiche e misurando la temperatura ai cancelli, ha fatto prendere coscienza alle maestranze sulla violenza del capitale, anche agli operai più inclini al comando aziendale, facendo maturare la consapevolezza che il profitto e il Dio-mercato vengono prima della salute dei lavoratori, visto che la data del 4 maggio sarebbe stata meno rischiosa per l’abbassamento dell’indice di contagiosità. Alla luce di questa cruda realtà dobbiamo tutti interrogarci se questo è il migliore sistema economico possibile e anche, come sindacato, fare i conti con la miseria che in questi due mesi ha travolto tutte le famiglie operaie e non, e che è arrivato il momento di canalizzare la rabbia e la solitudine di tutti gli sfruttati, per riavviare una stagione di lotte, trasformando questa nuova consapevolezza in scontro di classe, nonostante tutte le difficoltà oggettive. È questo il momento in cui impegnarsi nei corpi intermedi e nella Politica per la trasformazione anti-capitalista della società, perché oggi più che mai il “re è nudo”. Faccio appello a tutte le forze politiche e sindacali, indipendenti dai poteri forti, che hanno adesso la responsabilità democratica per aggregarsi su piattaforme concrete, a partire dalla sanità, dal welfare e dalla giustizia sociale, per trasformare lo stato di cose presenti. Su queste basi è altresì necessario costituire un unico Partito Comunista per ridare al nostro Paese una nuova speranza di riscatto dall’oppressione del capitalismo e di vero progresso civile; un Partito che raggruppa tutto l’arcipelago comunista che non ha oggi nessuna visibilità e rappresentanza istituzionale. Quest’aggregazione comunista, in Italia, è stata più volte tentata e rilanciata dai gruppi dirigenti del PCI e di altre reti affini senza successo, ma in questo nuovo e inedito contesto credo che non possa essere ancora rinviata con motivazioni e posizioni che appaiono anacronistiche, alla luce di ciò che stiamo tutti vivendo e della bassezza del dibattito politico.

Forza compagni, che è nelle nostre mani la cassetta degli attrezzi per ricostruire un Partito Comunista degno di questo nome che ci faccia confrontare in tutti i territori nel segno dell’unità nella diversità.