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In occasione del 4 novembre, festa dell'unità nazionale e delle forze armate, il dottor Ugo Filisetti, dirigente scolastico generale regionale delle Marche, ha inviato alle scuole, rivolgendosi agli studenti marchigiani, un messaggio inquietante che ha sollevato immediate critiche e indignazione generale, addirittura in tutta Italia, con rilievo negli organi di stampa e nei social. Da più parti si chiede la rimozione del dirigente dal Ministro dell'Istruzione, tanto è l'indignazione generale.

I toni e le parole hanno rievocato concetti del ventennio fascista, quando la ricorrenza fu trasformata nel nome e nel contenuto ne “la festa della Vittoria”, visto che nel '19 il regno sabaudo istituì la ricorrenza del 4 novembre subito dopo la “vittoria” dell'Italia nella Prima guerra mondiale, da molti considerata addirittura la IV guerra d'indipendenza.

Il dottor Filisetti evoca il sacrificio per la Patria di giovani volontari, peccato però che quella fu una guerra imperialista, voluta dalle democrazie liberali europee che provocò un massacro senza precedenti, dove i capi delle forze armate di tutti gli schieramenti, cinicamente utilizzando, e anche male, le nuove armi di distruzione di massa nel nuovo modo di fare la guerra, mandarono al massacro milioni di uomini, molti giovanissimi, seminando morti, mutilati, traumatizzati e conseguenze economiche  gravi per i popoli.

Quell'inutile sacrificio ce lo raccontano ancora oggi la letteratura, il cinema e soprattutto i diari dal fronte di tanti soldati, costretti nelle trincee. All'epoca, le democrazie liberali sfruttarono il patriottismo ai fini del nazionalismo liberale, colonialista e guerrafondaio, basato sulla supremazia verso gli altri popoli e soprattutto al servizio dell'imperialismo industriale europeo, sull'onda d'onnipotenza del positivismo, esaltato dalla tecnica della seconda rivoluzione industriale.

Il fascismo ne fu l'erede con tutte le terribili conseguenze.

La “sedicente sinistra” con il suo antifascismo di facciata oggi giustamente s'indigna davanti al discorso del dottor Filisetti, ma noi in Italia abbiamo lasciato che il concetto di Patria fosse di esclusivo “abuso” della retorica della destra e del calcio-business, dimenticando i valori del patriottismo di chi si oppose e pagò con la vita nella Resistenza contro il fascismo e il nazismo per una Patria libera e giusta.

Oggi siamo indignati, ma l'insegnamento della Storia, nel processo di distruzione della scuola italiana, è stato mortificato, umiliato, annullato dalla concezione di un presente immanente senza radici, in una scuola sottomessa all'alternanza-scuola-lavoro, come in un incubo da neopositivismo, sempre al servizio del neoliberismo.

Il presidente Ciampi, durante il suo mandato, promosse i simboli della Patria come il tricolore e l'inno nazionale, ma furono densi di retorica vuota, un'immagine di facciata, a cui molti attingono per fare business: il calcio-business, il made in Italy dalla moda ai prodotti alimentari, ormai neanche più italiani.

Inoltre, l'Italia non è un paese indipendente perché “ospita” le basi militari straniere sul suolo nazionale ed essere Patrioti oggi significherebbe proprio opporsi alla NATO, alle politiche dell'EU, alla colonizzazione imperialista dell’industria italiana, alla conseguente de-industrializzazione del paese, riconquistando il controllo dell'economia, delle banche, tutelando i Beni Comuni, lottando contro le privatizzazioni e per i diritti sociali; per noi comunisti significa difesa dello stato nazionale dal neoliberismo predatorio e dalla competizione inter-imperialista, caratterizzata dal cosmopolitismo, che nega l'idea di Patria, di stato nazionale e la ricchezza della differenza delle culture.

La borghesia imperialista e globalizzata vuole eliminare confini e differenze, per favorire la libera circolazione di merci e soprattutto la circolazione di mano d'opera a bassissimo costo dell'esercito proletario di migranti, nell'intento di cancellare diritti sociali e welfare. Il cosmopolitismo della borghesia non c'entra nulla con la solidarietà internazionalista solidale.

Noi, mai siamo diventati stato-nazione, né abbiamo mai goduto di una nostra sovranità nazionale, nonostante la guerra di Liberazione, perché dopo la seconda guerra mondiale “i liberatori” hanno condizionato la nostra politica, lo sviluppo economico, “la sicurezza nazionale” ancora celata nei segreti di stato; ci hanno colonizzato con il consumismo e l'invasione dello stile di vita made in USA, con la loro idea di libertà priva del senso del bene comune e dei diritti sociali. Addirittura in molti manuali di storia, gli USA vengono esaltati come gli unici “liberatori” dal nazi-fascismo, minimizzando la Lotta di Liberazione Partigiana.

Ai fini della libertà del nostro Paese e dei suoi cittadini, il patriottismo comunista è necessario per lottare contro le politiche iper-liberiste e monetarie dell’UE, che hanno azzoppato la nostra economia, hanno depredato il paese delle sue ricchezze, hanno generato miseria, disuguaglianze, distrutto il welfare, abbattuto salari e diritti, hanno esaltato quell'individualismo che ha prodotto rabbia, sottocultura, violenza, xenofobia.

L'individualismo, spacciato come libertà, ha cancellato il senso di comunità e la solidarietà; il fanatismo calcistico del circo mediatico che gli gira attorno, ha occupato indebitamente quello spazio di valori di aggregazione, lasciato vuoto dalla demonizzazione delle ideologie.

Il “nazionalismo democratico” è patriottismo e i comunisti hanno sempre coniugato l'internazionalismo con il patriottismo, che sono parte integrante del marxismo-leninismo; l'internazionalismo non è in antitesi con il concetto di Patria, anzi è mutuo soccorso, sostegno, solidarietà e alleanza tra paesi per le lotte di liberazione e l’indipendenza dei popoli, delle nazioni oppresse, prima dal colonialismo, oggi dall'imperialismo economico, affinché nessuno sia sotto il giogo e lo sfruttamento del capitalismo internazionale.

La “questione nazionale” è stata sempre centrale nelle riflessioni e nei progetti antimperialisti, anti-colonialisti, rivoluzionari di Lenin e Gramsci, e in Italia nell’ultimo trentennio la questione nazionale è stata un architrave del pensiero di uno dei più grandi pensatori marxisti del secondo dopoguerra: Domenico Losurdo.

Le lotte di Liberazione nazionali sono state e rimangono lotte per affermare la libertà comune, come quella contro il nazi-fascismo, contro il colonialismo; un patrimonio che abbiamo ricevuto da quelle donne e da quegli uomini che hanno combattuto per la libertà, per il bene comune, che viene prima dei beni privati, che però non abbiamo saputo rispettare, salvaguardare e trasmettere alle nuove generazioni.

Il PCI aveva il tricolore nel simbolo e oggi, in Portogallo, alla grande festa del Partito Comunista Portoghese, dove sono invitati tutti i partiti comunisti del mondo, si suona e si canta l'inno nazionale, prima dell'inno del partito e dell'Internazionale e nei discorsi del segretario nazionale e dei dirigenti, ricorre la parola Patria e difesa della Patria quando sono in gioco la difesa dei Beni Comuni e dei diritti sociali dall'attacco delle privatizzazioni.

Proprio a ridosso della ricorrenza della Rivoluzione d'Ottobre, ma anche ricordando quelle di Cuba, del Vietnam, del Cile, del Venezuela, della Bolivia, il sacrificio del Cile socialista e visti i tempi correnti e quelli che ci attendono, è tempo di patriottismo comunista e di antimperialismo.

Nel lavoro che ci accingiamo a fare per l’unità dei comunisti, per costruire un più forte partito comunista in Italia, il recupero della concezione della Patria in senso rivoluzionario, è una delle questioni centrali.

I fascisti, le forze reazionarie, con la subordinazione storica che sempre hanno dimostrato nei confronti delle forze imperialiste straniere non possono far propria la concezione della Patria, perché nell’ultimo anno c’è stata una corsa (una corsa a sostituire il PD) negli Stati Uniti, da Trump, prima di Salvini e poi della Meloni: visite per rassicurare la Casa Bianca, confermando la subordinazione dell’Italia alla politica imperialista e bellicista, che assicura agli USA il contributo economico italiano per la NATO mondiale, conferma l’acquisto degli F-35, arricchendo l’industria militare statunitense, rafforza l’ampliamento delle basi USA e NATO e l’arsenale nucleare militare USA sui nostri territori, a partire dalla base di  Ghedi, in provincia di Brescia. I neofascisti, i leghisti in pellegrinaggio a Washington per accreditarsi come nuovi governanti del nostro Paese, sono ideologicamente, politicamente e moralmente, uguali a coloro che in camicia nera vendettero l’Italia all’imperialismo tedesco di Hitler. Ricordiamo anche il “patriota” Pinochet che vendette il Cile e il suo popolo agli USA e che in nome della Patria e per ordine di Nixon massacrò migliaia di cittadini cileni e non solo.

Meloni e Salvini non possono parlare di difesa della Patria! E Salvini non può parlare di Patria e “prima gli italiani”, visto che fino a pochi anni fa voleva dividere l’Italia ricca, laboriosa, onesta del Nord, da quella povera e “sfaccendata” del Sud.

Ma anche l’attuale governo PD e 5Stelle, tra tricolori e inni nazionali in questo anno terribile per la pandemia covid 19, che ha fatto saltare il già fragile sistema sanitario, smantellato nel corso degli ultimi anni a beneficio del privato, ha speso ben 26 miliardi di spese militari, nonostante l’Ocse ci abbia classificato agli ultimi posti per numero di posti letto in rapporto al numero di abitanti. Eppure non avevamo e non abbiamo un piano pandemico, non avevamo le scorte di mascherine, non avevamo e non abbiamo terapie intensive sufficienti, non avevamo e non abbiamo medici ed infermieri; ma gli F35 e le portaerei sono più importanti delle terapie intensive dei respiratori e delle cure ai cittadini? In Italia più crescono le spese militari più aumentano i tagli alla sanità: la spesa militare dall’1,25% del PIL è passata 1,45%; inoltre in 10 anni meno 43000 posti di lavoro nella sanità.

Dalla resistente Cuba sono accorsi in aiuto delegazioni di medici ed infermieri, eppure i mass media ce la descrivono poverissima e desiderosa di “libertà”. Grazie fratelli cubani!

Solo noi, comuniste e comunisti, come Fidel, possiamo urlare: “Patria o muerte!”.