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Beirut, 7 agosto 2020

Il Partito Comunista Libanese ritiene che la catastrofe nazionale verificatasi dopo la distruzione del porto di Beirut e di vari quartieri della capitale – provocando centinaia di vittime e migliaia di feriti – può essere considerata un grande crimine perpetrato contro la nazione. Un crimine commesso da un’autorità politica che ha una lunga storia di negligenza, corruzione e irresponsabilità. In questo contesto, il PCL esprime le sue più sentite condoglianze a tutti i cittadini libanesi e ai residenti in Libano che hanno perso i loro cari, ed esprime la sua più profonda solidarietà con i cittadini così tremendamente colpiti, e che ora stanno pagando il costo della catastrofe. A questo proposito, il nostro partito vuole chiarire i punti seguenti.

L’intero sistema politico – non solo i governi che si sono avvicendati dal 2014 a oggi ma anche quelli precedenti, fin dal 1992 – è responsabile del tragico crimine, indipendentemente dai fattori tecnici diretti che hanno prodotto l’esplosione. L’intero sistema politico ha fatto dello Stato un apparato di clientelismo politico, e appunto il favoritismo di setta ha lastricato la strada per giungere a questo crimine. Inoltre, le fazioni politiche settarie del paese, la cui agenda politica è sempre stata dettata dall’esterno, hanno reso il nostro paese una terra fertile per l’intervento internazionale, in particolare degli Stati Uniti, nella nostra politica interna. Lo Stato ha quindi trovato grandi difficoltà per andare incontro ai bisogni reali del popolo e operare in quel senso, incluso nella recente catastrofe. In questo contesto, l’attuale crisi economica e finanziaria, la manifesta incapacità di garantire i più immediati servizi pubblici per affrontare l’epidemia di coronavirus, e l’aggravarsi della crisi in materia di elettricità e carburante sono pure stati parte della catastrofe, che è culminata nell’orribile esplosione del porto di Beirut. Il PCL ritiene che il nostro sistema politico settario ostacola lo Stato e il popolo nella loro azione di resistenza al progetto americano-sionista nella regione, e impedisce di costruire una nazione che valga tutti i sacrifici nazionali compiuti fin dalla fondazione del paese.

Il nostro partito giudica che la priorità in questo momento è di unire tutte le organizzazioni e i gruppi riformisti per far cadere il governo e formare invece un nuovo governo di transizione, con ministri totalmente slegati da ogni fazione politica del paese. Un governo di questo genere è un’assoluta priorità per poter costruire uno Stato nuovo, moderno, democratico e nazionale. Solo uno Stato cosiffatto può affrontare le tre crisi che ancora ci stanno di fronte: il collasso economico, l’epidemia di coronavirus con i suoi danni sulla salute dei cittadini, e le conseguenze dell’esplosione del porto di Beirut. In questo contesto, il partito afferma che il popolo libanese si trova oggi a un bivio storico, dal quale non si può tornare indietro, e che l’esplosione del porto ha aperto un nuovo orizzonte politico. Oltre l’esplosione catastrofica, c’è l’opportunità di rinnovare il sistema politico e porre le condizioni per un nuovo contratto sociale.

Il PCL rifiuta ogni tentativo di trarre vantaggio da questa catastrofe nazionale o di pilotare i suoi effetti e le sue conseguenze in direzioni diverse da quelle nazionali. In questo contesto, la solidarietà popolare, l’alto senso umanitario e lo slancio di volontariato devono essere la base per costruire il futuro del Libano. Invece di sottolineare il bisogno di nuovi legami nazionali, alcune forze stanno usando questa occasione in modo da favorire conflitti locali e di fazione. Il partito dichiara che ora è il tempo dell’unità e della solidarietà nazionale, non di un discorso divisivo, razziale o escludente. Il partito rifiuta in particolare ogni tentativo delle forze politiche settarie di trarre vantaggio dal crimine allo scopo di riequilibrare i rapporti di forza interni, o di far intervenire potenze straniere negli affari interni del paese.

Il Partito Comunista Libanese – alla luce della sfiducia nel sistema dominante – lancia un appello per instaurare un comitato di investigazione formato da civili, indipendente da ogni autorità politica, che ricerchi la verità e identifichi le responsabilità. Tale indagine è estremamente necessaria per sapere di chi sia la responsabilità del crimine, quali persone o enti siano colpevoli di cattiva gestione e negligenza. Il comitato civile indipendente è la garanzia di raggiungere la verità e di stabilire le responsabilità, e deve includere personaggi e istituzioni note per la loro professionalità e indipendenza. Il partito è convinto che questo comitato possa garantire un corretto procedimento di indagine e di giustizia, lontano da trame oscure e da indebiti coinvolgimenti stranieri. Il PCL ritiene che la visita del Presidente francese sia un ulteriore segnale di rinnovato appoggio internazionale e di legittimazione del sistema politico attuale. Da più di trent’anni la Francia, alla pari di altre potenze estere, appoggia questo sistema politico corrotto. Queste potenze hanno finanziato direttamente le istituzioni statali controllate e gestite dalle fazioni politiche corrotte e la Francia ha finanziato le tre conferenze di Parigi. Inoltre, le autorità francesi continuano a detenere in prigione il combattente per la libertà George Ibrahim Abdallah, violando le decisioni assunte dalla magistratura francese, per rispondere alle pressioni esercitate dall’amministrazione USA e dai sionisti.

Il PCL chiama i cittadini libanesi a esercitare il loro patriottismo, che ha dimostrato di essere una valvola di salvezza in tutte le situazioni difficili del passato. Il partito ritiene che il compito di costruire un moderno stato di diritto sia prioritario rispetto a ogni altro tentativo, al fine di escludere le potenze straniere e privarle di strumenti e risorse per intervenire negli affari interni del Libano, trasformando il paese in una terra fertile per infrangere le istituzioni dello stato e minare la sovranità nazionale. Inoltre, gli appelli alle potenze straniere perché stabiliscano un mandato sul nostro territorio sono sempre stati uno degli elementi di forza usati dalle élite politiche; il sistema politico libanese ha sempre beneficiato della legittimazione ottenuta dalle potenze straniere. In ogni caso, il PCL riconosce ed è grato per gli aiuti in termini di materiale medico e logistico, fornito da molti paesi, organizzazioni e dai libanesi residenti all’estero. Noi siamo riconoscenti per questa assistenza globale. Questi contributi formano una buona base per un aiuto umanitario globale, in tempo di crisi, e il PCL desidera rafforzarlo mediante la rete dei partiti di sinistra di tutto il mondo.

Il partito chiede che sia accordato rapidamente un aiuto finanziario a tutti coloro che sono stati colpiti. Il PCL preme sulle autorità perché diano rifugio a tutte le famiglie rimaste senza casa, ricoverate negli alberghi o in appartamenti disabitati. Inoltre, il nostro partito chiede sostegno finanziario, sanitario e sociale per le famiglie colpite dall’esplosione, e di esentare i residenti di Beirut e hinterland da tasse, imposte municipali, bollette dell’acqua ed elettricità in scadenza questo mese o i mesi prossimi.

Il PCL, che considera la situazione attuale come un’occasione di cambiamento in senso democratico, rifiuta nettamente ogni tentativo da parte delle autorità ufficiali di porre restrizioni alla libertà di parola, di associazione e di riunione. In questo contesto, il partito vede l’importanza dello “stato d’emergenza”, ma diffida le autorità dall’imporlo come misura permanente.

Il PCL ritiene che le forze della rivolta nazionale del 17 ottobre devono tornare nelle strade e inasprire il confronto con il sistema autoritario dominante, proponendo il suo programma alternativo. Tutti i gruppi politici – operando nello spirito del 17 ottobre – devono unire i loro sforzi allo scopo di formare una struttura politica organizzata che possa prendere la direzione della prossima ondata di rivolte. In questo contesto, il nostro partito lancia un appello per una manifestazione da tenersi sulla Piazza dei martiri il prossimo 8 agosto alle ore 16, con gli slogan desumibili da questa dichiarazione. In parallelo, il PCL chiede a tutti i suoi membri di impegnarsi in ogni organizzazione di soccorso, allo scopo di provvedere cure per i feriti, aiutare a rimuovere le macerie e trovare rifugi per i sinistrati. Come nota finale, il PCL chiede ai suoi membri e simpatizzanti di essere all’altezza del momento, e di dimostrare di possedere il massimo livello possibile di preparazione politica e organizzativa in questo momento tanto delicato. Ciò è particolarmente importante per raggiungere gli scopi politici delle rivolte, e per garantire la più rapida transizione verso un nuovo Libano, un paese che abbia alla sua base i valori di modernità, libertà, democrazia e giustizia sociale.